Ogni misurazione può essere affetta da errore così come ogni giudizio umano è per sua essenza imperfetto.

E ciò è evidente nella storia dello sport, soprattutto dove le nuove tecnologie nella misurazione dei tempi e delle distanze non aiutano. Faccio riferimento ad esempio a sport come la ginnastica o i tuffi, in cui i giudici devono valutare l’esecuzione degli elementi tecnici in base ad un codice dei punteggi.

Nella ginnastica artistica il codice dei punteggi si sofferma su differenti aspetti quali i principi generali dell’attività, le tabelle delle difficoltà, i falli di esecuzione tecnica e i falli di controllo del corpo. L’applicazione di queste norme permette di stabilire il valore della prestazione degli atleti. I movimenti e le difficoltà tecniche devono essere compiute con il massimo controllo del corpo, senza soluzione di continuità e con la massima ampiezza ed espressività. Tutte le azioni che si allontanano da questi principi vengono definiti falli di esecuzione e sono penalizzati in decimi di punto a seconda della gravità.
Il codice dei punteggi viene aggiornato dopo ogni ciclo olimpico per stare al passo con le tendenze stilistico-espressive dominanti e con le nuove attrezzature tecniche sviluppate dalla ricerca scientifica. Si è sempre alla ricerca di nuovi movimenti e originali combinazioni che possano caratterizzare il nuovo quadriennio olimpico e questo porta ad un allontanamento sempre più marcato da quella che è stata la storia della ginnastica.

Non esistono più esercizi perfetti. Per attribuire il valore all’esecuzione i giudici operano separatamente per poi arrivare al punteggio finale facendo la media (nelle competizioni olimpiche vengono esclusi sui 6 punteggi della giuria di esecuzione il punteggio più alto e il punteggio più basso).

In maniera simile è gestita anche la valutazione della competizione nei tuffi. La giuria si compone di un arbitro e di vari giudici, il cui numero varia a seconda del tipo di competizione (individuale o tuffi sincronizzati). L’arbitro è in generale responsabile delle regole e del corretto andamento della gara, mentre i giudici valutano l’esecuzione del tuffo in ogni sua fase, dalla preparazione allo stacco all’entrata in acqua, per poi decidere il punteggio. Il voto viene espresso su una scala da 0 a 10, facendo riferimento ad una griglia specifica che stabilisce i punteggi minimi e i punteggi massimi per ogni livello di esecuzione. Anche in questo caso come nella ginnastica ogni tuffo viene valutato indipendentemente dal grado di difficoltà a cui è associato e solo dopo viene calcolato il punteggio finale.

Questo rischio di eccessiva soggettività talvolta si vede in entrambi gli sport, quando le valutazioni sembrano favorire o sfavorire alcuni atleti; e al storia delle federazioni sportive racconta di giudici sospesi, richiamati o addirittura squalificati. E racconta, anche se sempre meno poiché i controlli sono ora più precisi, di atleti delusi e di medaglie sfiorate.

D’altronde questa modalità di valutazione non può che incorrere in errori o facilmente incontrare qualche volontaria manipolazione: questo giudizio infatti non dipende da una misurazione oggettiva, da un cronometro o dall’ausilio di tecniche video ma è una valutazione che esiste solo in rapporto ad un pensiero, ad un soggetto cosciente.

Il tentativo è sempre quello di incanalare queste valutazioni in griglie sempre più strutturate e specifiche, per ridurre lo spazio lasciato a questa soggettività ma laddove questa struttura non può più arrivare è l’uomo a rimanere e a darne significato.

Ma se non fosse abbastanza?

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