Alessia Berra ci racconta la sua Olimpiade

A sette mesi dalla conclusione delle Olimpiadi è calato il silenzio su molti sport considerati “minori”, ma soprattutto sul mondo paralimpico che in questa edizione, grazie anche ad alcuni personaggi carismatici e alle loro vittorie, ci ha fatto emozionare e ha riscosso finalmente un successo mai raggiunto prima.

Gli atleti di queste discipline tuttavia continuano a lavorare duro per raggiungere obiettivi sempre più elevati alle prossime competizioni.

Tra loro ricordiamo la rivelazione del nuoto paralimpico italiano per la categoria s13, neolaureata cum laude all’Università degli studi di Milano in Scienze motorie, Alessia Berra: 22 anni, ha partecipato alle sue prime Paralimpiadi in Brasile, nuota da tre anni per la Polha Varese. Partecipa alle competizioni paralimpiche dai mondiali di Glasgow 2015, fino ai 18 anni aveva nuotato con i normodotati all’Azzurra Nuoto di Buccinasco. A Rio ha stabilito il record Italiano nei 100m Farfalla e nei 50 stile nella categoria S13.

Abbiamo avuto il piacere di farle qualche domanda, e per questo la ringraziamo per la disponibilità!

Come ti sei avvicinata al nuoto? È stato un colpo di fulmine?

“Fin da piccola non ho mai abbandonato l’acqua. Ho cominciato a tre mesi con i corsi “baby genitore” e piano piano ho imparato a nuotare. All’età di 9 anni ho intrapreso la carriera agonistica.”

Come hai vissuto il passaggio al nuoto per ipovedenti? È stata un’esperienza dura o una grande opportunità sportiva e di vita?

“Devo dire che inizialmente è stato molto difficile, perché nella vita quotidiana non ho voluto accettare il mio problema visivo e ho sempre cercato di nasconderlo. Ma nel momento in cui sono entrata nel mondo paralimpico tutto è cambiato perché mi si sono aperte un sacco di porte e sono riuscita a crescere personalmente e agonisticamente, perché tutto quello che prima mi sembrava un limite è diventato un fattore di grande valore che mi ha permesso di fare esperienze che non avrei neanche mai pensato di sognare.”

Quanto ha inciso il nuoto sulla tua crescita personale? Quali valori ti ha trasmesso?

“Il paralimpico mi ha insegnato ad accettare me stessa e i miei limiti, ho imparato che gli ostacoli psicologici che uno si impone sono spesso solo un modo per giustificare la pigrizia e il non impegno.

Il nuoto mi ha trasmesso valori personali quali il non essere mai appagata, di cercare di migliorarsi e dare sempre il massimo in tutto. Questi valori li ho riportati anche nella vita quotidiana e mi hanno permesso di raggiungere al meglio anche altri obiettivi come concludere il percorso universitario.”

Raccontaci di Rio. Non capita tutti i giorni un’occasione come questa!

“È stata un’esperienza che non mi sarei mai aspettata di fare fino a pochissimo tempo fa.

Nel villaggio c’erano molte distrazioni come le sale giochi, dove si socializzava scambiandosi le spille delle diverse nazioni che ogni federazione dà in occasione delle olimpiadi, poi la mensa e il barbecue aperti a qualsiasi ora del giorno e della notte. Questo può influenzare molto le gare ma sapendo di essere lì per le competizioni, anche se è stata la mia prima Paralimpiade, sono riuscita a non farmi trascinare dall’entusiasmo e a rimanere concentrata sul mio obiettivo, cioè quello di entrare in tutte le finali delle mie cinque gare.

I giorni prima delle gare sono stati di attesa e quando sono cominciate, l’attesa è diventata sorpresa.

Il palazzetto del nuoto sembrava San Siro, ma al posto del campo da calcio, c’era la piscina, bellissima.

Quando sono entrata la prima volta, mi sono emozionata, ma questo momento è passato subito quando sono salita sul blocco per cominciare l’allenamento.

Ogni volta che entravo sul bordo vasca per fare la gara ero super concentrata e volevo dare il massimo, perché penso che superare i propri limiti in questo contesto sia la cosa più soddisfacente che un atleta possa fare.

Ora quando rivedo le gare registrate, mi emoziono perché vedendo da fuori è proprio un’esperienza che mi fa passare quasi come un mito.

Ma non è così, mi sento la ragazza di sempre e adesso quando mi chiedono un autografo mi sembra incredibile e molto strano e rimango di stucco, perché mi sento uguale a prima, solo con un’esperienza in più.

Voglio sfruttare questa mia esperienza per far conoscere questo mondo che in Italia è ancora quasi sconosciuto e sono contenta che, grazie a me, molta gente che mi conosce si sia appassionata a questo tipo di competizioni.

Qui si vede come l’aiutare chi è più in difficoltà con rispetto e stima sia una cosa normale e se si riuscisse a trasportare anche nella vita quotidiana ci sarebbe più integrazione rispetto a chi vive una situazione invalidante nella nostra società.”

Quali sono stati i tuoi rapporti con la squadra nazionale?

“È un peccato che in Italia non ci sia un centro federale dove allenarsi tutti insieme. Ognuno vive la realtà della propria regione o del proprio paese, spesso inventando come allenarsi dato che non ci sono molti centri disponibili e preparati ad ospitare o allenare atleti disabili.

Durante le gare nazionali ho avuto il piacere di incontrare quelli che poi sono diventati miei compagni nazionali e sì, sono entrata subito in sintonia con loro.

In questo mondo non ci sono pregiudizi ma solo disponibilità ad aiutare l’altro in quello che riesci a far meglio.

Tutto questo in un ambiente sereno dove ognuno è consapevole dei propri limiti fisici ed è pronto a dimostrare che se uno vuole, può fare qualsiasi cosa.”

Ti sentiresti di consigliare ad una persona che vive una disabilità di iniziare a fare sport?

“Assolutamente sì, lo sport è un modo per potersi esprimere e in particolare il nuoto dà la possibilità di abbandonare tutti gli ausili e le protesi, lasciando una sensazione di libertà e di alleviare il peso della condizione patologica limitante.

Durante l’attività sportiva aumenta l’autonomia e cresce la fiducia in sé stessi scoprendo di poter fare molto di più di quanto si possa pensare.”

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

“La mia intenzione è quella di fare propaganda tecnica e culturale riguardo al “mondo paralisi” come allo sport per disabili per dare la possibilità verso quei ragazzi che vivono una disabilità di provare questo tipo di esperienza che può aprire porte immense come ho potuto sperimentare sulla mia pelle.”

Ringraziamo ancora una volta Alessia, sperando che questo spazio che ci ha dedicato possa essere un ulteriore supporto alla propaganda che sta portando avanti!

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