Alex Schwazer: ritorno e riscatto

Dopo tre anni e nove mesi, dopo dieci giorni dalla fine della squalifica Alex torna, ed il suo ritorno è passato tutt’altro che inosservato. Termina la sua marcia a Roma in tre ore e trentanove minuti laureandosi in questo modo campione del Mondo e beneficiando di diritto ad un pass per Rio 2016.

L’ultima volta che ne abbiamo parlato lo avevamo lasciato in compagnia della sua ex compagna Carolina Kostner alla trasmissione “Amici” di Maria De Filippi.

Alex insieme a Carolina si sono raccontati senza nascondersi davanti a questa situazione che ha portato il marciatore lontano dalle competizioni per lungo tempo, racconto riassumibile in questo modo:

Ciò che ha spinto Alex al doping è stato il peso delle aspettative che gravava sulle sue spalle e la paura di non farcela davanti a chi lo pretendeva invincibile.

L’importanza, sottolineata da Carolina, di essere consapevoli delle proprie emozioni e paure come persone e come atleti, ed inoltre saper accettare l’errore perché fa parte di noi.

Accettare il fallimento come parte integrante di un processo che porta al raggiungimento dei propri traguardi e obiettivi.

Dopo quasi tre anni dalla riflessione che abbiamo fatto sul caso Schwazer oggi ci sentiamo di dire che queste parole si siano concretizzate in fatti: abbiamo davanti un’atleta consapevole del suo errore e del motivo che lo ha spinto a farlo, che si è rimesso in gioco dando tutto se stesso ed affrontando le correnti interne ed esterne a lui avverse.

Intendiamoci: la vittoria che ha conseguito non può definirsi oltre ogni dubbio dettata da irregolarità, dato che i controlli fatti sull’ atleta sono risultati negativi ed il percorso che gli ha permesso di ritornare in strada si è nettamente distaccato dal doping.

“Il trionfo sul giustizialismo” lo definisce un articolo su Eurosport. Lo si potrebbe anche definire un trionfo personale e umano; una crescita non solo dell’atleta, che partendo da un percorso personale ha fatto propria la consapevolezza di che cosa ha fatto, la ha accettata pagando, senza fermarsi davanti all’ errore e superandolo, imparando dagli sbagli. Quello di cui si sta parlando non è semplice retorica, stiamo parlando di sport: riprendendo le parole di uno degli articoli che abbiamo dedicato ad Alex Schwazer “non esistono solo due categorie, i vincenti e i perdenti, lo sport è altro. Lo sport è sfida con se stessi, è entrare in campo e dare il massimo, partecipare a una maratona e riuscire ad arrivare fino in fondo, lo sport è superare i propri limiti, piangendo dalla gioia e dal dolore per quello che si raggiunge e che si raggiungerà. Se tutti gli sportivi fossero concentrati solo sulla vittoria senza la possibilità di accettare il fallimento, lo sport non esisterebbe più! L’incapacità di accettare il fallimento è proprio uno dei motivi che porta alcuni giovani atleti ad abbandonare il proprio sport, affranti perché non riescono a vincere”.

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