Alla ricerca del TALENTO

Il calcio moderno, oltre ad essere diventato uno sport molto complesso, può essere considerato business. I giocatori, e lo staff tecnico, devono essere sostenuti da una società economicamente forte e questa combinazione genera spesso vittorie. Oltre ai profitti derivanti dal marketing e dai diritti televisivi, la voce di bilancio più alta nei conti economici delle società sono gli incassi derivanti dalle cessioni dei giocatori: 72,6 milioni di plusvalenza registrate nelle casse della Juventus F.C. dopo la cessione di Paul Pogba nell’estate 2016. Solitamente non sono i “big” club a registrare le plusvalenze, ma club minori, che operano al meglio a livello di scouting. Esempi italiani recenti sono Atalanta B.C. e Udinese Calcio, a livello internazionale FC Porto, una vera e proprio boutique, che acquistando i diritti alle prestazioni sportive di giocatori sconosciuti di talento riescono poi a valorizzarli e a cederli dopo qualche anno moltiplicando per cinque il prezzo d’acquisto.

Ma come riconoscere il talento? Il giocatore di talento è colui che fa agevolmente ciò che riesce difficile agli altri. La necessità di una tempestiva e corretta selezione dei talenti è dovuta al fatto che prestazioni sportive di massimo livello possono essere raggiunte solo attraverso una preparazione sistematica a lungo temine che dura da sei a dieci anni, come sostiene ad esempio la teoria delle 10.000 ore.

Ma vediamo come funziona a livello tecnico lo scouting. La scelta e il reclutamento del calciatore possono riuscire solo se realizzati da personale preparato (deve conoscere il calcio, il suo ambiente, la società per cui lavora ed ha competenze specifiche sulla fascia d’età che sta seguendo), motivato (deve essere appassionato alla ricerca del potenziale talento) e posto al centro di un progetto (la società deve dare importanza ai suoi collaboratori, gli osservatori appartengono ad un gruppo e lavorano per il bene del gruppo).

I criteri di valutazione del talento calcistico si basano sulle abilità tecniche, sulle capacità motorie e skills mentali. A livello tecnico il rapporto con la palla e l’atteggiamento in campo sono aspetti prioritari, il che non vuol dire che non interessa un giocatore forte e velocissimo, sono due vantaggi che potrebbero rivelarsi fondamentali, ma è indubbio che il giocatore con buone attitudini alla lunga sviluppi anche il fisico adatto, mentre il percorso contrario non è affatto scontato. Il rapporto con la palla deve essere naturale a partire dal controllo: chi controlla meglio ha un vantaggio su tutti gli altri. Si valuterà poi il numero di tocchi di palla: chi fa la cosa giusta con meno tocchi, quindi in meno tempo, è un calciatore potenzialmente migliore di chi ha bisogno di più tempo. Queste osservazioni sono solo tracce che vanno valutate insieme a tutto il resto: grinta, determinazione, visione di gioco e le capacità tattiche individuali.

Gli spettatori rimangono spesso affascinati da un giocatore per i suoi movimenti, il suo modo di calciare, lo stacco di testa e non fanno caso alla cosa più semplice: le sue capacità cognitive. In questo sport vince chi difende la palla e la passa al compagno giusto al momento giusto, in poche parole chi fa la scelta giusta. Un parametro fondamentale che i giovani devono avere come qualità innata sono dunque i tempi di gioco, anche più importante delle qualità tecniche e fisiche: in possesso palla (quando e come la tiene, quando e come la gioca, quando e come dribbla, quando e come calcia) e in non possesso palla (quando e come si smarca, quando e come dà sostegno, quando e come marca, quando e come occupa lo spazio).

Le selezioni dovrebbero essere semplici da realizzare ed essere sistematiche. Attualmente si dedica troppa attenzione ai presupposti fisici presenti. È necessario soffermare l’attenzione sul potenziale di crescita e/o maturazione. Si dovrebbe dedicare maggiore attenzione anche alle qualità psichiche (motivazione, disponibilità allo sforzo, intelligenza motoria) e ai presupposti sociali (ambiente sociale favorevole).

L’osservatore non dovrebbe svolgere opera di sola segnalazione, ma fornire un supporto informativo che comprenda tutti quei dati, interni ed esterni alla famiglia, in grado di avviare i contatti necessari e mantenere costantemente monitorata l’evoluzione dell’eventuale rapporto instaurato. Quindi anche se l’acquisizione non andasse in porto, immediatamente, il contatto non va disperso.

Infine l’inserimento, il nuovo giocatore va tutelato e bisogna offrirgli le opportunità necessarie per un corretto inserimento, ricoprendo un ruolo a lui congegnale in un gruppo che gli consenta di esprimente le sue qualità e gli consenta di esprimere le sue qualità e gli consenta di crescere attraverso il confronto.

(Fonte Immagine: Sky Sport)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *