Il mese scorso abbiamo parlato dell’alto livello, di come la componente mentale sia fondamentale e vada allenata in atleti professionisti. Non si puó pensare di essere tra i migliori al mondo senza considerare anche l’importanza di una mente preparata e dotata di strategie adeguate.
Ma quanti anni ci hanno messo i campioni per diventare tali? Sono tutti stati bambini, che andavano ad allenarsi con gli amici e che, giorno dopo giorno, anno dopo anno, sono diventati campioni.
Quindi perchè non concentrarsi sugli atleti più piccoli e iniziare fin da subito ad allenare gli aspetti mentali?
Si sa che le basi di uno sport si imparano all’inizio e in molti casi ti segnano per il resto della tua carriera; anche per l’aspetto mentale funziona allo stesso modo: la preparazione mentale, la gestione di emozioni e ansia, il self-talk e il pensiero positivo dovrebbero essere insegnati anche ai bambini.
Il detto dice “è meglio prevenire che curare” ed è vero! Insegnando ai bambini le diverse strategie mentali per superare una difficoltà o per farsi coraggio cresceranno con uno strumento in più per affrontare la loro carriera sportiva/scolastica/lavorativa.

Se si insegna fin da piccoli che bisogna riconoscere gli aspetti positivi di ogni situazione e che anche perdere serve per imparare, allora forse impareranno a vivere la sconfitta e i propri limiti in modo non distruttivo e totalizzante.

Perchè bisogna arrivare dallo psicologo dello sport solo quando c’è già un “problema”?
Chi lavora nel settore giovanile ha moltissime responsabilità: non si crescono solo atleti ma soprattutto persone e quindi è fondamentale concentrarsi anche sull’aspetto umano e mentale.
Inoltre non tutti i bambini che fanno sport diventeranno professionisti, ma sicuramente diventeranno adulti e se avranno allenato la componente mentale nello sport potranno usarla anche nella loro vita lavorativa.

Ecco alcuni aspetti che possono essere allenati e affrontati durante l’infanzia!

Pensiero positivo

Il nostro cervello non riconosce le negazioni immediatamente, la prima elaborazione riconosce e attiva i significati solo dei concetti essenziali. Nella nostra mente quindi pensare a un gatto nero o dirci di non pensarci, è lo stesso! Se un portiere che si ripete, prima del rigore, “non ti buttare, non ti buttare, non devi buttarti”, si mette in condizione di buttarsi più facilmente che in altre situazioni, perchè nella sua testa sta prefigurando, sta immaginando se stesso mentre si butta. Qual è la soluzione allora? Pensare a un gatto bianco! Pensare di stare in piedi, di poter stare in piedi, di essere in grado di stare in piedi e di volerlo! Così, la nostra mente può immaginare tranquillamente l’azione da intraprendere e, probabilmente, ci renderà capaci di metterla in atto. Un primo passo quindi è quello di cambiare il nostro dialogo interiore, trasformarlo in positivo, nei termini di ciò che possiamo e vogliamo fare, e la nostra prestazione sportiva ne risentirà fortemente!

Conoscere e riconoscere le emozioni positive

La verità è che non prestiamo la giusta attenzione alle emozioni derivanti da eventi positivi. Ci rimane più impresso avere perso il tram piuttosto che avere ricevuto un caffè dal collega. Una maggiore consapevolezza delle emozioni positive può aiutare e addolcire l’elaborazione di quelle negative perché, nell’immediato, annullano gli effetti cardiovascolari di quelle negative, facilitando l’organismo a riprendersi dall’evento spiacevole, mentre a lungo termine le emozioni positive aumentano il benessere psicologico, rendendoci resilienti di fronte alle difficoltà, cioè capaci di vedere il “bicchiere mezzo pieno”. Inoltre, ampliano le risorse personali, insegnandoci nuovi modi di affrontare i problemi, di assaporare le esperienze e di immaginare il futuro. Aldilà dell’efficacia di queste tecniche in ambito sportivo, esse potrebbero risultare utili ed efficaci nello sviluppo in generale del bambino, come ad esempio il senso di vergogna e un certo senso di inadeguatezza tipico della fase adolescenziale.

 

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