(fonte: youtube)

Molto spesso incontriamo allenatori che ci chiedono “ma come faccio a motivare i miei ragazzi?” e spesso si attendono una risposta-pillola, proprio come un paziente che si rivolge al medico chiedendogli un rimedio per il mal di testa e quest’ultimo gli prescrive una medicina. Per la motivazione non è la stessa cosa! Ogni atleta è un mondo a sé stante, soprattutto nei settori giovani, ogni ragazzo si configura come una costellazione di caratteristiche assolutamente uniche e personali per le quali una medicina generale non esiste. Ecco quindi l’arduo compito dell’allenatore: trovare le chiavi giuste per entrare in contatto con quella costellazione unica ed insostituibile! Come fare? Durante il corso “Comunicare e Motivare nello sport”, che partirà il 13 Novembre, si affronterà questa tematica fornendo strategie utili per creare ambienti motivati e motivanti.

Oggi anticipiamo un contenuto, ovvero il ruolo che la comunicazione non verbale ha nel creare motivazione. Il linguaggio del corpo svolge un ruolo cruciale nelle relazioni, la presenza fisica degli allenatori sul campo è importantissima. Cosa comunica un allenatore in piedi a bordo campo con braccia conserte, espressione corrucciata, che reagisce agli errori volgendo gli occhi al cielo? Questo atteggiamento può essere considerato motivante? A mente fredda, la risposta ovvia è no, ed è corretto. Ma perché allora capita così frequentemente di vedere tali atteggiamenti a bordo campo? Sicuramente le emozioni della gara giocano il loro ruolo, ma essere consapevoli del proprio modo di porsi a livello non verbale e operare degli aggiustamenti se necessario, può contribuire in maniera significante nell’influenzare lo stato d’animo degli atleti. Pensiamo anche alla presenza fisica dell’allenatore in allenamento… un tecnico dinamico, che si muove tra gli atleti, usa il corpo per mostrare dei gesti tecnici, modula costantemente il tono di voce per tenere alta l’attenzione, lancia sguardi convincenti ed incoraggianti piuttosto che aggrotta le sopracciglia quando qualche comportamento non è atteso, insomma un allenatore-corporeo che sa far sentire il suo essere lì per i proprio atleti e sporcarsi le mani con loro, è sicuramente un modo di essere, capace di creare il giusto contesto motivazionale.

Come allenatore posso pretendere atleti motivati a due condizioni:

  • Che sia io stesso, per primo, ad essere profondamente motivato rispetto al ruolo che rivesto. Essere allenatore è questione di passione e amore verso lo sport e l’insegnamento dello sport
  • Che sia io stesso, per primo, a mettermi in discussione ed assumermi le responsabilità delle risposte che il contesto rilancia. “Se gli atleti non appaiono motivati, non è che sono io a sbagliare qualcosa?”

Cari allenatori, vi lascio con la famosa frase di Steve Jobs Stay hungry, stay foolish” che vi invito a tradurre nei termini di non smettete mai di essere affamati, ovvero non perdete la voglia di imparare, la curiosità, l’ambizione, il desiderio di migliorarvi ogni giorno a partire dall’ascolto e dall’osservazione di ciò che i vostri atleti vi restituiscono.

Vi aspettiamo al corso Comunicare e Motivare nello sport! Qui potete trovare tutte le informazioni utili relative al corso.

Mentesport

Condividi!Share on Facebook9Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *