Amichersarie o Avversamiche? Gli US Open di Vinci-Pennetta

Flavia Pennetta e Roverta Vinci (vanityfair.it)
Flavia Pennetta e Roverta Vinci (vanityfair.it)

Amichersarie o Avversamiche.
Il gioco di parole per identificare la relazione che lega le due tenniste italiane sulla bocca di tutti in questi giorni dopo lo straordinario exploit di entrambe agli US open.
La Vinci che sbaraglia un titano come la Williams e la Pennetta che si fa strada verso la finale con costanza e determinazione.
Come sempre lo sport ci regala delle bellissime storie.
Questa è quella di due ragazze pugliesi diversissime, molto amiche, che si ritrovano avversarie in una finale di un Grande Slam, mai successo tra due italiane avversarie.

Sembra la sceneggiatura di un film. Gli americani sono da sempre maestri a mostrare il mondo dello sport nei film. E non a caso il derby Pennetta-Vinci si gioca a New York.
La Pennetta vince, entra nella top 10 del ranking e annuncia: “lascio a fine anno”. Perfetto come un cerchio di Giotto.
Il rapporto che lega le due tenniste è stato romanzato in questi giorni, ma è senza dubbio singolare che le due finaliste siano nate a 60 km di distanza.
Flavia Pennetta nacque a Brindisi, anno domini 1982.
Roberta Vinci nacque a Taranto, dodici mesi esatti dopo.
Già a 12 anni giocavano entrambe nei tornei regionali giovanili, e le finali erano spesso scontate. Pennetta-Vinci, al massimo Vinci-Pennetta.
Hanno giocato insieme anche in nazionale, vincendo insieme quattro Fed Cup.
Da avversarie si erano già incontrate in nove partite: 5-4 per la Pennetta.

“Comunque andrà, sarà un successo per l’Italia”. Questo era il commento diffuso prima della finale, in effetti, se avesse vinto la Vinci (chiediamo scusa per il gioco di parole) adesso cambierebbe solo il contorno di una bellissima storia di amicizia, rivalità e rispetto.
Le due ragazze pugliesi si vedono anche fuori dal campo, quando possono, e capita anche che trascorrano parte delle vacanze insieme.
Al di là della partita in sè, è stata fantastica l’atmosfera che ha circondato la finalissima.
Il dopo partita è stato ancora più emozionante della partita in sè, accanto alla vincitrice (7-6, 6-2) Roberta sorride soddisfatta per aver centrato una finale storica ed aver battuto la Williams (che inseguiva il Grande Slam, non era certo a New York per una scampagnata).
Insomma, grandi abbracci, commozione e l’annuncio della Pennetta.
Ma la domanda, dal nostro punto di vista è: come ci si prepara ad una finale del genere?

E qui entra la competenza psicologica. Entrambe hanno dichiarato di non avere aspettative, mentre la Williams era andata lì per vincere. Entrambe hanno deciso di godersi ogni singola partita. Questo a nostro avviso non è un “far sembrare quello che è successo un caso” ma è la mentalità giusta per affrontare una qualsiasi sfida nella vita di tutti noi!

Vuol dire vedere lo sport come un percorso di CRESCITA PERSONALE e la competizione come un PROCESSO, anziché una semplice dinamica vincere-perdere. Vuol dire che entrambe sono state contente del risultato (magari la Vinci un po’ meno), ma la cosa più importante è stata l’esperienza. 

Secondo voi entrambe sarebbero arrivate fino a lì pensando solamente alla vittoria finale? La risposta per noi è no! Se una persona pone tutta la sua concentrazione sulla vittoria, questo vuol dire che è molto importante per lei, ma c’è anche il rovescio della medaglia: l’immensa PAURA di fallire, di non raggiungere la vittoria, del fatto che se arrivi secondo sei il primo dei perdenti!

Ebbene questo torneo ha dimostrato a tutti gli italiani cos’è e come deve essere lo sport per tutti, a tutti i livelli. Ci si allena giorno dopo giorno per migliorare sempre di più e per partecipare a sfide sempre più complesse. Si gioca partita dopo partita, colpo dopo colpo, senza pensare a un prima e a un dopo. Ecco questo è l’atteggiamento che tutte le persone dovrebbero utilizzare nella propria vita. Dare il massimo per fare una certa cosa, poi se il risultato arriva si è tutti felici, ma se non arriva non cade il mondo perché è stato comunque un momento di crescita.

Per concludere pensiamo che chiunque abbia guardato la partita (e soprattutto, il post-partita) non possa che portare un enorme rispetto per queste due amiche che si sono ritrovate, dopo tanto lavoro, a disputare una finale come la US Open rispettandosi e sfidandosi a vicenda.

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