Amore Passione e Rugby

Su ParmaAteneo, il settimanale degli studenti dell’Università di Parma, il 24 Novembre è stata pubblicata una bellissima intervista a Mauro Bergamasco, flaker nelle Zebre e nella Nazionale Italiana di rugby: “uno sport che raggruppa in campo 30 giocatori e 15 ruoli diversi”.

L’intervista di Bergamasco è interessante sotto molti punti di vista perché permette di fare luce su alcuni aspetti di questo sport che spesso passano in secondo piano.
Aprire una discussione sul perché il rugby abbia meno risonanza mediatica rispetto al calcio (spesso preso come metro di paragone per confrontare altri sport) è una cosa che richiederebbe più di un articolo.
È sufficiente segnalare il fatto: il rugby è seguito di meno, forse perché oggettivamente è più complesso del calcio (che a ben vedere, è uno sport semplice da capire). Forse il motivo è questo, forse è dettato dal fatto che i soldi che girano nel calcio(sponsor, pubblicità e quant’altro) non girano nel rugby e negli altri sport; ma insomma, del rugby si parla meno.

Bergamasco non accenna a rimedi per ampliare la visibilità del rugby, che è un qualcosa che deve essere amato fin dal principio. Forse il fatto è che non è uno sport per tutti. Ma se ci fermiamo un istante a riflettere notiamo che il rugby incarna l’essenza dello sport di squadra, più di tutti gli altri. E io parlo da amante del calcio in tutte le sue forme (dal “Clasico” di Spagna a Catanzaro -Vigor Lamezia).
Nel rugby, ripeto, più che negli altri sport non si può vincere mai da soli. Il singolo atleta è sempre in qualche modo sublimato all’interno del gruppo. Quello che si crea fra i compagni di una squadra è un legame che trascende le regole della partita; del mio compagno io mi devo poter fidare ciecamente, devo potergli affidare quasi la mia vita. Fisicamente in campo si gioca stretti, attaccati, uno con l’altro i compagni di una squadra costituiscono un corpo unico. Usando le parole di Bergamasco: “è uno sport che va interpretato, oltre alla strategia e alla tecnica di squadra c’è altro, è un mondo”.
Per questo è l’essenza dello sport di squadra, se i giocatori sono disuniti (fisicamente e psicologicamente) l’intero sistema crolla. La squadra perde. Il singolo viene sconfitto.

Forse si sta usando un po’ di retorica, e indubbiamente sto parlando da profano di uno sport  veramente affascinante. Forse meno spettacolare di altri, che fa meno discutere, ma è uno sport dal quale ognuno di noi ha qualcosa da imparare.

L’intervista a Bergamasco poi spazia su più fronti, dal fatto di trovarsi a giocare in una realtà come quella di Parma “Una città a misura d’uomo e ricca” al Sei Nazioni che si disputerà a Febbraio (“quello di quest’anno è uno step in più per capire chi siamo, dove siamo e dove vogliamo arrivare al prossimo mondiale”).
Sebbene l’anno scorso il torneo abbia avuto un esito negativo, Bergamasco non si abbatte, “nella mia carriera ho forse più perso che vinto. Spesso ho imparato cose importanti dalle sconfitte. Avere la capacità di voltare pagina non significa dimenticare ciò che è successo prima, ma concentrarsi sul prossimo obiettivo.”
Parole esemplari da un esemplare atleta, che recita anche il motto del perfetto sportivo: “Quando ti svegli al mattino e pensi che devi allenarti, lo devi fare col sorriso, contento di quello che fai”. Al di là di qualsiasi sport si pratichi, non c’è più nulla di vero e semplice.

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