(Fonte immagine: invisibili.corriere)

 

Impossible is nothing.
Così recitava uno dei più famosi slogan pubblicitari degli ultimi anni. Un messaggio forte, chiaro, potente: nulla è impossibile.

Nello sport, nella sua lunghissima, appassionante e variopinta storia, questa piccola grande verità ha spesso trovato conferma.
Lo sport ci ha insegnato, ci insegna tuttora, le possibilità dell’uomo di elevarsi, di migliorarsi, di oltrepassare i propri limiti; dallo sport possiamo apprendere tanto, come con la dedizione e l’impegno possiamo raggiungere i nostri obiettivi; quanto conti la determinazione, quanto sia importante la preparazione. La vita e lo sport sono intrecciati, fare bene uno aiuta a viver meglio l’altro. Le cose che si imparano nel primo valgono anche per il secondo e viceversa.
I sentimenti, le passioni, le emozioni che l’uomo prova le ritrova nello sport, ed è per questo che esso rappresenta una parte fondamentale, quasi necessaria, della nostra esistenza di esseri umani.

A volte poi, in questo mondo fatto di gare e atleti, allenamenti e punti possiamo trovare delle storie che ci raccontano emozioni nuove, che non ci saremmo aspettati di vedere nello sport.
Questo è il caso di due fratelli americani di Nashville, nel Tennessee.
Loro sono Conner e Cayden Long, e la loro storia ha fatto il giro del mondo.

Primavera del 2011.
Mentre la loro mamma stava sfogliando una rivista, Conner, il fratello maggiore, vide la pubblicità di un evento sportivo per bambini, il Nashville Kids Triathlon.
“Posso andarci mamma?”
“Perchè no? Certo Conner.”
“…posso portare anche Cayden?”

La domanda di Conner è immediata, quasi scontata.
Ma non è una domanda normale, non può esserlo, perché al suo fratellino, quando aveva quattro anni, è stata diagnosticata una paralisi cerebrale; non riesce a camminare e a parlare.
Ma ciò nonostante, Cayden ha sempre voluto seguire il fratello a bordo campo durante le partite di football, a fare il tifo per lui semplicemente con la propria presenza. Quando Connor e il papà vanno a pescare guai se non si portano dietro anche Cayden! Vuole esserci anche lui. Com’è normale che sia.
Questa volta però Connor volle che il fratello partecipasse veramente, che gareggiasse, che vivesse le stesse emozioni che vive lui quando corre o nuota.

Nacque in questo modo il Team long, un’insolita e commovente coppia di fratelli pronti a nuotare, pedalare e correre insieme.
Nessuno riuscì a fermare Connor, né i suoi genitori che acconsentirono, né tantomeno gli organizzatori della gara, che non poterono che ammettere una coppia ad una gara di triathlon.
Sarebbe stato semplice, bastava un po di organizzazione e delle attrezzature adatte a Cayden: nel tratto in acqua, Connor avrebbe nuotato trascinando un gommone sul quale ci sarebbe stato Cayden.

Successivamente, nella frazione con la bicicletta, Connor si sarebbe legato dietro la carrozzina del fratellino, la stessa carrozzina che avrebbe spinto fino al traguardo durante la parte di corsa.
Sportivamente parlando, un’impresa doppiamente stancante. Ma questo a Connor non importava affatto.
Doveva esserci anche Cayden.
Sono arrivati penultimi, trentunesimi su trentadue. Ma a chi importava?
Conner raccontò, dopo la gara: “Quando abbiamo finito io e Cayden ci siamo guardati. Lui rideva, e secondo me voleva dire: “Ma perché abbiamo aspettato tanto?”. Era felice. Ero felice anche io”.

Da quella primavera di sette anni fa, Connor e Cayden hanno girato l’America partecipando a una ventina di altre gare.
Sono diventati famosi, anche se non era quello l’intento di Connor, lui voleva semplicemente che Cayden fosse felice, che si sentisse parte integrante di qualcosa per una volta, che non stesse più solamente a guardare a bordo campo.
Dopo quella gara, Connor e Cayde, il Team Long, sono stati invitati dai Boston Red Sox a fare il primo lancio di una partita, hanno conosciuto e stretto la mano a LeBron James, fuoriclasse del NBA (che era più emozionato di loro quando li ha incontrati).
La loro pagina di facebook, “Team Long Brothers”, ebbe un’impennata di likes dopo l’evento di Nashiville e si riempì di messaggi di stima, di incoraggiamento e ringraziamento da altre famiglie che come i Long, vivono quotidianamente la disabilità.
La loro celebrità crebbe così tanto da permettere loro di raggiungere il riconoscimento “Sportkids of the year”, assegnata ogni anno dalla rivista Sports Illustrated.
Cosa gli riserva il futuro?
Difficile a dirsi.
Cayden sta lentamente iniziando a diventare sempre più indipendente, non può e non potrà mai fare a meno della sua sedia a rotelle; ma sta imparando il linguaggio dei segni, frequenta la scuola pubblica con un programma di sostegno speciale.
Connor si allena e guarda crescere il suo fratellino.
I Long invece vogliono che dalla vicenda dei propri figli altri possano prendere esempio, sperano di creare una associazione no-profit per aiutare altri bambini come Cayden, per permettere anche a loro di gareggiare come ha fatto lui.
Servono soldi, attrezzature speciali e forza di volontà. La voglia di non arrendersi mai, anche di fronte a disabilità gravi come quella di una paralisi cerebrale.
I due fratelli Long hanno smosso le coscienze, sensibilizzando l’America e il mondo, dimostrando come si possa vivere attivamente una condizione di invalidità seria.

Impossible in nothing si diceva, no?
Forse l’espressione corretta per descrivere Connor e Cayden è: fonte di ispirazione.
La loro esperienza ha dimostrato tutto ciò che di bello c’è nel fare sport e nell’agire guidati dall’amore.
È l’amore per il fratello che ha spinto Connor ha partecipare a quella prima gara trascinandoselo dietro, letteralmente.
Non puoi correre? Corro io per te.
Ma Cayden non poteva stare a guardare ancora, non quella volta.
La vita di due fratelli è sempre insieme: stessa casa, stessi giochi (spesso stessi vestiti): doveva esserlo anche quella gara.
Insieme hanno partecipato alle altre, insieme cresceranno, sempre come quella primavera di Nashville, con Connor che spinge e trascina il suo fratellino insieme a lui, e Cayden che lo guarda ammirato, e ride. Ride.

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