Andare oltre l’immagine di “Suarez il cannibale”

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Suarez e Chiellini – si24.it

Testate, morsi, i falli subiti dall’Italia durante i Mondiali sono sempre decisamente sui generis. Contro l’Uruguay si ripete il gesto che sembra ormai contrassegnare lo “stile” di Suarez che per l’ottava volta nella sua carriera ha morso un avversario. Non ci sono solo i morsi su Chiellini, Ivanovic e Bakkal ma altri cinque, tenuti nascosti dalla federazione uruguaiana.

Suarez, il cannibale. Così viene descritto dai media che lo accusano di un gesto assurdo, aggravato dal fatto che si sia presentato più volte nel tempo. Errare è umano, perseverare è diabolico alcuni affermano. Nessuno nega la gravità dell’evento che deve essere giustamente punito. Squalifica di 4 mesi dal calcio e di 9 partite con la nazionale. Forse una pena eccessiva? Così appare a Chiellini, a cui Suarez ha posto le sue scuse. Indipendentemente dalla gravità della squalifica, è bene portare l’attenzione sul giocatore, sul fatto che dietro a quel nome, Suarez, c’è una persona con delle difficoltà, un professionista che potrebbe necessitare di un aiuto e di un supporto. Questa non vuole essere una giustificazione al suo comportamento, scorretto, ma una riflessione contro l’accanimento mediatico.

Appare evidente come, per il giocatore, sia difficile gestire la tensione e le emozioni che fasi concitate della partita possono far emergere. Tale stato di attivazione, nervosismo e rabbia viene agito dal giocatore e trasformato in morsi all’avversario. Sembrerebbe quindi presente nell’uruguaiano una chiara difficoltà a gestire le emozioni e gli impulsi.

Per comprendere meglio la condotta del giocatore riprendiamo il principio del “The Chimp Paradox” dello psichiatra Steve Peters, nonché mental coach del Liverpool. Secondo l’esperto, nel cervello sarebbero identificabili tre parti: la parte razionale; l’elemento illogico e primitivo del “chimp” (lo scimpanzè che è dentro di noi) e un “computer” per la registrazione e l’elaborazione delle informazioni. Secondo Peters, il modo con cui ogni atleta gestisce il proprio chimp determina il proprio livello di performance. In riferimento a questa teorizzazione, l’uruguaiano sembrerebbe avere difficoltà a gestire il suo chimp, quella componente più irrazionale ed emotiva. Tali difficoltà sembrerebbero interferire significativamente con la sua carriera professionale tanto da procurargli continue squalifiche.

Proviamo a metterci nei suoi panni: come si sarebbe potuto sentire dopo tale gesto? E dopo la squalifica? Sicuramente non bene…. Appare perciò utile un intervento di supporto e di aiuto, affinché il giocatore diventi capace di gestire questa impulsività ed emotività che interferisce con la sua prestazione.

Questa riflessione non vuole negare la gravità dell’accaduto ma, a fronte di un tale accanimento mediatico e la costruzione dell’immagine di “suarez il cannibale”, si vuole stimolare ad andare oltre, a vedere che dietro quei comportamenti vi sono delle difficoltà e delle sofferenze che devono essere considerate nel rispetto della persona e della sua dignità.

Ment&Sport

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