Andrea Stefani per #Raccontailtuosport

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#Raccontailtuosport

Oggi vi riportiamo il racconto di Andrea Stefani, assistente nella finale di Champions League 2013 e selezionato per prendere parte ai prossimi Mondiali di calcio in Brasile. Andrea, raccontandoci la sua storia, ci svela un mondo spesso sconosciuto agli sportivi: il mondo dell’arbitro! Passione, sogni, gioie e sacrifici appartengono solo agli atleti in gara? A leggere le parole di Andrea, sembra proprio di no!

Fare sport ad alto livello, per un arbitro,  è come….poter entrare ed uscire in continuazione da un giocattolone che è tra i tuoi preferiti sin da quando eri bambino, vedere da dentro come è fatto, capirne i meccanismi, magari dare una piccola mano a farlo funzionare….e poi uscirne per tornare a “giocare” insieme a quelli che da dentro non lo hanno mai visto, facendo finta di non esserci mai stato nemmeno tu….e poi di nuovo dentro, quando tocca a te, con la coscienza e la gioia di un privilegio grande.

L’evento per ora più significativo della mia carriera sportiva è stato senza dubbio la finale di Champions League tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund che ho potuto arbitrare nel maggio del 2013; alla vigilia della partita, al di là dell’importanza dell’evento, nulla di particolarmente diverso dal solito percorso di avvicinamento alla gara. Il “cambio di passo” è arrivato con l’ingresso in campo per il riscaldamento: l’atmosfera di Wembley  stracolmo di tifosi, in mezzo ai quali riuscire ad individuare mia moglie e mio figlio per la prima volta insieme in tribuna, a godersi con me un giorno per il quale, con me e per me, hanno condiviso anni di sacrifici. Poi la partita non lascia spazio a null’altro che non sia il campo , in fondo sono sempre undici contro undici in maglietta e calzoncini….Ma quando Nicola fischia la fine della partita, e sappiamo di averla arbitrata come speravamo, gli argini si rompono, e mi rendo come improvvisamente conto del traguardo che ho tagliato. Non riesco a mettere ordine nei ricordi di 26 anni di attività, che decidono di arrivare alla rinfusa; anzi, scelgo  di smettere di provarci e mi fanno compagnia mentre saliamo le scale della tribuna di Wembley per la premiazione; urlo a Nicola di camminare più lentamente, perché quando mai ci ricapita nella vita ? Un bacio alla medaglia, l’indice puntato verso mia moglie e mio figlio, come se lo potessero vedere dall’altra parte dello stadio….

Mai pensato che l’arbitraggio potesse regalarmi un’emozione simile, lasciandomi, indelebile, la piena coscienza di essere uno sportivo privilegiato.

Andrea Stefani

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