Animali co-terapeuti: chi si prende cura di chi?

Ricordo una sera che ero arrabbiata con la mia amica, avevamo litigato e la lasciai in strada nel bel mezzo della discussione per avviarmi verso casa. Dopo che aprii la porta dell’appartamento, ecco che la trovai lì come sempre sull’uscio della porta scodinzolante ad attendermi: Koko, la mia cagnolina di due anni e mezzo. La strinsi forte tra le braccia ancora in lacrime e dopo poco mi sembrava di essere più tranquilla.

Per alcuni, le valvole di sfogo dallo stress e dalle emozioni negative possono essere la palestra, una corsa al parco, oppure prendersi cura delle piante o del proprio giardino, ma anche gli animali possono assolvere alla medesima funzione.

Nel corso della vita, molti di noi hanno avuto l’onore e l’onere di prendersi cura di qualche animaletto domestico, dal piccolo gatto iperattivo del vicino, al cucciolo di alano che ci occupava mezzo divano. Con loro ci siamo divertiti, distratti, qualche volta arrabbiati. Di certo ci hanno tenuto una gran compagnia.                                                                                             

Molti animali sono riconosciuti come dei veri e propri migliori amici, grazie alla loro dedizione e sensibilità, alla capacità di farci provare emozioni anche forti. Numerosi studi scientifici hanno rilevato l’effetto terapeutico degli animali da compagnia, che possono essere una preziosa risorsa anche per combattere l’indifferenza, la solitudine, la mancanza di comunicazione.

Tutti possono beneficiare di questa relazione con gli animali: dal bambino piccolo all’anziano, dal giovane adulto disabile a chi soffre di depressione.

Certo, sono richieste alcune competenze: tanto amore per gli animali e una buona tolleranza al loro pelo.                                                                      

Negli ultimi anni la pet therapy sta prendendo sempre più piede. Con questo termine si intende una forma di terapia dolce e non invasiva che si basa sul rapporto tra l’uomo e l’animale. Il legame che si instaura tra i due avviene per lo più a livello non verbale e diventa così molto più autentico di alcune relazioni tra esseri umani. I risultati principali sono: un effetto calmante, un maggiore senso di sicurezza e una motivazione più alta ad interagire con le altre persone. Agisce anche sull’apprendimento: è il caso della bambina autistica che imparò a contare fino a tre per poter dare il via ai giochi col suo cane.

In generale, la presenza di un animale domestico può portare i bambini a esperienze sempre nuove e utili per lo sviluppo di un’adeguata comunicazione non verbale. Con gli anziani c’è altrettanto potenziale: la presenza di un cane diventa una novità di cui parlare, quindi uno stimolo al dialogo, ma anche al movimento e al rilassamento, senza contare la maggiore fiducia in se stessi che essi recuperano ogni volta che lo vedono obbedire ai comandi. Anche Francesco Antonini, illustre medico e padre della geriatria in Italia, si è espresso in favore degli animali da compagnia, raccomandando di donare un gatto a ogni persona anziana, per farla felice, diminuire la sua solitudine e offrirle uno “spazio d’amore”.

Gatti e cani, ma anche asini e cavalli possono giovare a bambini, adulti e anziani; inoltre, sono tra le specie più adatte per contribuire alla cura di determinati tipi di malessere e disturbi, sia fisici (come nel caso della riabilitazione) che legati all’umore (ad esempio, la depressione).

Spesso si dice che tutto quello di cui abbiamo bisogno per stare meglio è davanti ai nostri occhi, anche se magari ci riempie i cuscini di graffi, oppure scodinzola e risveglia il vicinato al nostro ritorno a casa.

Per saperne di più sulla Pet Therapy e sulle “emozioni che curano”, potete visitare il sito petterapy.docmind.org

Alba Rusconi e Clara Savi

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