Anthony Ervin: storia del nuotatore salvato dallo Sport

Nello sport e nella storia delle Olimpiadi non sono pochi gli esempi di atleti longevi e che per molti anni riescono a rimanere sulla cresta dell’onda dominando la scena e surclassando gli avversari più giovani, ma riuscire a farlo dopo una pausa di oltre dieci anni è impensabile, o perlomeno lo era fino a Rio 2016.

Anthony Ervin, 35 anni, campione nei 50 Stile libero a Sidney 2000, torna vincente nella stessa disciplina 16 anni dopo la prima medaglia diventando il nuotatore più anziano a vincere una medaglia olimpica in gara individuale, superando l’uomo dei record, Michael Phelps, trentunenne.

Ciò che rende incredibile la storia di Ervin è come ha passato questi 16 anni tra una medaglia e l’altra, non certo il modello di vita di un atleta che ci si aspetti possa tornare a vincere, una vera storia che neanche il miglior sceneggiatore potesse immaginare.

Anthony Ervin nasce il 26 maggio 1981 a Burbank, è un ragazzo irrequieto e iperattivo, durante l’adolescenza gli viene diagnosticata la sindrome di Tourette. I genitori lo indirizzano al nuoto e così Ervin incanala tutte le sue energie in acqua e nella musica, imparando a suonare la chitarra.

A 19 anni la prima medaglia olimpica, sembra l’inizio di una grande carriera da nuotatore, 2 volte campione del mondo e 7 titoli NCAA, ma a soli 22 anni annuncia il suo ritiro dalle competizioni, intraprendendo la carriera da musicista.

Fonda la band Weapons of Mass Destruction e gira gli Stati Uniti in cerca di fortuna. In questo periodo per vivere vende strumenti musicali con un suo compagno di band, dopo essere stato licenziato dallo studio dove lavorava come tatuatore.

In un’intervista a People dichiara: “I am no longer Anthony Ervin the Swimmer, but Tony, just another guy in a band.” Non sono più Anthony Ervin il nuotatore, ma Tony, solo un altro ragazzo in una band.

Non sono certamente anni felici per Ervin che, anche a causa di una forte depressione, fa uso di droghe e tenta il suicidio eccedendo nell’uso di tranquillanti per curare la sua malattia.

La sua vita fatta di eccessi cambia avvicinandosi alla filosofia Zen e al Buddhismo, la depressione sembra ormai un brutto ricordo. Nel 2004 dopo lo tsunami del sud est asiatico si impegna in prima persona, mettendo all’asta la sua medaglia olimpica. Tutti i 17 mila euro raccolti vengono donati a un fondo della Croce rossa.

Ervin si impegna in altri progetti umanitari e sociali come “Make a Splash”, un progetto con l’obiettivo di permettere a tutti i bambini statunitensi di imparare a nuotare.

Nonostante l’impegno in questi progetti, la depressione prende nuovamente il sopravvento riportandolo alla vita sregolata, senza una fissa dimora Ervin trova la pace solo dopo alcuni anni a New York, dove un amico ed ex compagno di squadra lo convince a insegnare nuoto ai bambini riavvicinandolo al mondo delle piscine. Con il passare del tempo perde tutti i vizi che hanno caratterizzato quegli anni e si laurea alla Berkeley.

Come la simbologica fenice tatuatasi, Anthony rinasce nuovamente come nuotatore, e nel 2010 riprende gli allenamenti anche per dare il colpo di grazia alla depressione e controllare la sua interiorità agitata che lo ha sempre accompagnato.

Il ritorno alle competizioni ufficiali è nel dicembre 2011, vince l’oro alle Chesapeake Proam e qualche mese dopo ai Trial USA si qualifica all’Olimpiade di Londra 2012, arrivando quinto alla finale nei 50 stile.

L’anno seguente arriva il primo podio internazionale, infatti nel 2013 conquista l’argento nella 4×100 metri, arrivando ancora soltanto quinto nella sua specialità dei 50 stile.

Nonostante l’età la sua forma fisica non cala, tanto da qualificarsi per i Giochi di Rio 2016. Sembra già un traguardo importante per un trentacinquenne con una storia del genere, tanto che insieme a Constantine Markides scrive la sua biografia “Chasing water: elegia di un olimpionico”, ricca di riferimenti letterari e filosofia orientale di cui è rimasto appassionato.

Da grande atleta ritrovato però, Ervin non vede l’Olimpiade come solo un traguardo, infatti vince ben due ori, nella staffetta 4×100 stile libero e riconquista la sua prima medaglia olimpica nei 50 metri stile libero.

Potrebbe sembrare un lieto fine della storia travagliata di un uomo fragile per la sua grande sensibilità ma bisogna aspettare le prossime competizioni per sapere se la favola di Anthony Ervin sia già conclusa.

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