La capacità di realizzare un sogno rende la vita interessante

Come nella Storia ci sono stati personaggi che hanno rivoluzionato e cambiato per sempre la visione di tutti noi in relazione a molti ambiti, così Arrigo Sacchi ha creato un calcio tutto suo, è stato spartiacque oltre il quale c’è stato un cambiamento notevole all’interno del mondo sportivo. Sacchi ha rotto ogni tipo di paradigma e dogma esistente, ha dato uno slancio positivo come mai nessuno prima di lui. Al di là della sua storia e dei suoi innumerevoli successi, focalizziamo l’attenzione sui suoi valori.

Cos’è la motivazione secondo Arrigo Sacchi? Durante un incontro sul tema della leadership lo dice in modo chiaro: “È un fatto culturale, è una sfida con se stessi, con gli altri, con l’ambiente. La motivazione è la benzina, se abbiamo una Ferrari, ma non la benzina, la Ferrari non va avanti, meglio una cinquecento con benzina.”

La motivazione è dunque un elemento imprescindibile, non è mai uguale per nessuno, è come la forza. Per questo un buon giocatore non può accontentarsi se non è arrivato alla sua meta, ma nemmeno se non vi è arrivata la sua squadra. Possiamo dire questo anche in relazione a Sacchi stesso, se lui non si fosse incaponito per portare un nuovo stile di gioco nelle sue compagini, anche a costo di innumerevoli sacrifici, oggi probabilmente né lui né le squadre che ha allenato verrebbero ricordate e raccontate da qualcuno, oppure si, ma senza il ricordo di uno slancio innovativo; questo accadde perché Sacchi aveva un sogno. “Per avere successo bisogna avere un grande sogno, perché sognare in piccolo? Costa poco il sogno.”

Ovviamente non si può solo sognare, ci vuole una sana dose di duro lavoro; il leader deve essere lui stesso in prima linea e fare il possibile per dare il giusto esempio. Si può sempre fare di più e meglio, bisogna raggiungere ciò che ci siamo prefissati, ma senza prendere scorciatoie. Senza ossessione, senza amore, passione, cultura del perfezionismo è difficile arrivare ad alti traguardi. In genere, quando si hanno dei gruppi di persone sono gruppi sociologici, come afferma Sacchi, che non sempre si trasformano in gruppi psicologici, cosa vuol dire? Per essere un gruppo psicologico ci deve essere affinità, comunità di intenti e una serie di obiettivi da raggiungere. Possiamo avere i più grandi giocatori del mondo davanti a noi da allenare, ma se non giocano insieme difficilmente vinceranno, questo non solo nel calcio, ma in tutti gli sport di squadra.

“Rimarranno gruppo, non saranno mai squadra.”

Per formare un gruppo che si trasformi in squadra bisogna uscire dalla propria ignoranza e dal proprio egoismo, il singolo deve combattere invidia e gelosia al fine di acquisire sentimenti di alta nobiltà, se remiamo tutti in una medesima direzione, si rema più forte. Nel calcio, e anche nella vita, la squadra migliora il singolo, il collettivo migliora il singolo e quindi capire questo vuol dire sfruttare le sinergie che la squadra ti può dare.

Arrigo Sacchi fu un vero e proprio leader per i suoi giocatori, e non solo. Leader si nasce o si diventa? Personalmente credo che si nasca per poi diventarlo, bisogna avere caratteristiche di base da migliorare ed incrementare nel tempo. Su “come essere leader” ognuno di noi può trovare milioni di risposte, ma la domanda più complicata a cui rispondere è “quanto esserlo?”. Secondo me non serve sempre “il Maradona” della situazione che da solo, o quasi, porta la squadra alla vittoria; oggi servono leader in ogni ruolo, dall’allenatore al portiere, dalla punta al difensore, e Sacchi ha veicolato questo valore con decisione. In qualsiasi campo non basta un leader che sia “forte”, servono personaggi positivi dai livelli più bassi a quelli massimi, con un preciso atteggiamento di cooperazione e sostegno reciproco. Leader è chi aiuta ogni membro della squadra a sentirsi indispensabile, a sentirsi leader per il successo del team stesso.

“Per vincere, è importante non porsi il problema di vincere. Per avere successo è importante non porsi il problema di avere successo.” Non ci sono frasi più corrette, se continuiamo a pensare di dover vincere, di dover aver successo, inevitabilmente falliremo, perché non saremo mai innovatori, non esprimeremo le nostre capacità e risorse completamente, saremmo condizionati solo dalla nostra volontà di aver successo. La cultura che in ogni sport, ma non solo, bisogna alimentare è quella del perfezionismo: “dobbiamo far bene le cose.”

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