Bambini e sport: medaglie a tutti o solo ai primi tre?

Il 9 Febbraio hanno preso il via ufficiale i XXIII Giochi Olimpici Invernali a Pyeongchang. Le olimpiadi sono un momento di scoperta e riscoperta di certi sport, un’occasione per riflettere sui significati e i valori dello sport, un tempo per applaudire le imprese di grandi campioni, di chi prenderà medaglie, di chi per un soffio le mancherà e di chi, a prescindere dal risultato, riuscirà a dare tutto sul ghiaccio o sulla neve.

Ne approfittiamo delle sfide Olimpiche per parlare oggi di un argomento piuttosto discusso nello sport giovanile, quello delle medaglie. In particolare vorremmo riflettere sulla domanda che spesso allenatori, società sportive ma anche genitori si pongono: medaglie a tutti i bambini o medaglie solo ai primi classificati? Voi cosa ne pensate?

Alcune premesse sono lecite. Nel rispondere a questa domanda ci si confronta con federazioni sportive differenti come lo sono i loro regolamenti, anche in merito all’età dei piccoli sportivi entro cui questa domanda sia lecita. Per semplicità potremmo considerare in questo contesto i 10-12 anni come età di avviamento dello sport in termini agonistici. Per i giovanissimi quindi è corretto dare a tutti la medaglia oppure sono a chi porta a casa il risultato? Considerando la prima opzione, spesso ci è capitato di sentire bambini che bisbigliavano “Sai mamma, questa non è una vera medaglia perché l’hanno data a tutti”, ad intendere come, anche tra i più piccoli, ci sia l’idea che la medaglia spetta a chi oggi, più degli altri, si è distinto in gara ed è corretto che il riconoscimento a lui venga dato. Seguendo il ragionamento di questi bambini, la distribuzione indiscriminata di medaglie, toglierebbe quel significato agonistico di cui lo sport si fa portatore distinguendosi dal gioco oltre che quella spinta motivazionale in più che comunque una medaglia stimola. La seconda opzione, ovvero quella della medaglia solo ai primi classificati, è sicuramente in linea con la realtà delle competizioni sportive agonistiche ma deve comunque tenere in debita considerazione l’età e il ruolo educativo che lo sport svolge nella giovane età. Fino a 10-12 anni lo sport deve essere una palestra di vita, dove cimentarsi in nuovo sfide, confrontarsi con i compagni e coltivare il valore dell’impegno, della costanza, del mettercela tutta per migliorarsi, del sano divertimento prima ancora dell’importanza del risultato. Ecco perché limitarsi a dare le medaglie al primo, secondo e terzo potrebbe sottolineare molto il valore del risultato, anteposto all’impegno. Sono bravo se vinco, non valgo niente se perdo. Queste attribuzioni erronee sono molto frequenti nei giovani. Sei bravo a prescindere dal risultato, sei bravo per l’impegno che ci hai messo e vali per la ricchezza di quello che sei!

Noi crediamo che siano due i punti cardine di questa discussione:

  • Il giusto sta nel mezzo. Premiare i tre classificati con coppe o medaglie per sostenere il valore del premio, dell’essersi distinti oggi durante la competizione e comunque dare un piccolo riconoscimento a tutti i bambini che hanno partecipato a sottolineare l’impegno profuso durante l’esperienza di gara.
  • Attribuire il giusto significato alle cose. E’ fondamentale il ruolo che l’allenatore e il genitore ha nel fornire i corretti significati alle medaglie e ai premi di partecipazione tali da sostenere l’autostima e la motivazione dei giovani sportivi pur veicolando che lo sport, per sua definizione, prevede una classifica.

Mentesport

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