Barefoot, il benessere senza scarpe

Il Barefoot ancora prima di essere una disciplina è uno stile di vita. A piedi nudi o con scarpe minimaliste, chi corre ricrea il vero contatto fra sé e la natura. Letteralmente significa “piede nudo”, sviluppa, per l’appunto, questo nuovo concetto di beneficio della camminata o corsa scalzi. Il mondo scientifico si divide: c’è chi ritiene che l’uomo moderno non abbia bisogno di ritornare alla natura, anzi che questa disciplina sia addirittura negativa, e chi invece sostiene con forza i benefici del Barefoot.

Sono molteplici i benefici che si possono ricavare, in primo luogo è sicuramente da evidenziare un effetto psicologico: chi di noi ha provato camminate a piedi nudi può confermare il miglioramento dell’umore; la scienza afferma infatti che questi miglioramenti sono da attribuire alla massa di energia che si propaga nel corpo. Test scientifici hanno anche provato l’abbassamento del tasso delle infiammazioni corporee e di disturbi cronici lievi. Correre scalzi riduce, non sembra vero, il rischio di infortunio; spesso l’impatto del tallone con le scarpe da noi indossate porta ad un danno interno, stressante anche per i legamenti delle ginocchia.

Quante persone dicono che correre scalzi fa bene, ma non lo fanno?

Sulla strada ci sono chiodi, pezzi di vetro, ecc…

L’esperienza di tutti i barefooters sfata totalmente questo mito. Certamente, con l’esercizio, la pianta del piede diventa sempre più resistente, di difficile penetrazione. E’ come se l’atleta corridore sviluppasse a poco a poco un sesto senso che gli permetta di percepire gli ostacoli ancora prima di vederli. Altro terrore è quello di contrarre strane infezioni: miti di varia natura legati al piede nudo ci portano a pensare che correre scalzi sia un male. A dirla tutta non è una preoccupazione così infondata, ma il processo scalzo = infezione non è lineare. I meccanismi biologici non sono unilaterali, ci sono innumerevoli variabili… In fondo l’habitat ideale di funghi e batteri è l’ambiente chiuso, buio e umido, non so voi, ma a me viene in mente proprio la scarpa. La scarpa è l’incubatrice perfetta ed è proprio lei a fare da barriera all’ingresso di batteri “buoni”, considerati amici, che influenzano cioè il sistema immunitario. Con questo ovviamente non voglio dire: buttiamo via tutte le scarpe, ma di certo il Barefoot non è così pericoloso come si pensa. Consideriamo che è un po’ un ritorno alle origini… gli uomini primitivi non avevano scarpe, erano anche riusciti a sviluppare una sensibilità tale che permettesse loro di arrampicarsi ovunque. Romani e Greci combattevano fra di loro con ai piedi dei sandali, nessuno di noi riterrebbe saggio andare in guerra con i piedi scoperti, il calzare chiuso anche per i combattenti entra in scena con le invasioni e le trasmissioni dei Barbari; con questo, senza degenerare, voglio affermare che è solamente questione di abitudine e cultura. 

Il concetto dunque è chiaro: correre scalzi fa bene. Un problema complicato da affrontare può essere di natura “sociale”: le scarpe, da anni, fanno parte del nostro abbigliamento. Per i barefooters è una sfida, devono lavorare nei prossimi anni per rendere questo stile di vita, così salutare, una scelta di vita accessibile a tutti, in ogni habitat e in ogni occasione. Camminare e correre senza scarpe fa bene, quando c’è in gioco la salute occorre avere la possibilità di rispettarla andando oltre tradizioni e sciocchi pregiudizi. Come uno di noi ha il diritto di non respirare il fumo delle sigarette degli altri, deve aver il diritto di poter evitare una qualsiasi costrizione, specialmente se in questione c’è il poter camminare scalzi, attività che non penso offenda nessuno.

Anzi, calpestare il suono con dolcezza e leggerezza è anche simbolo di rispetto per la natura intorno a noi. 

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