Andrea Barzagli, parabola ascendente del grande Giocatore

La carriera di Andrea Barzagli è una storia esemplificativa di che cosa sia la parabola ascendente di un giocatore che da giocatore normale diventa un top player. Oggi è la colonna portante della difesa juventina e della Nazionale, mentre 10 anni fa venne marchiato come una promessa non mantenuta, non ideale per una grande squadra. Come si diventi grandi giocatori? Durante un’intervista con Federico Buffa emerge un percorso che racchiude tutti gli ingredienti necessari per poter raggiungere quei livelli. Vediamoli insieme mentre raccontiamo la sua carriera.

Sacrificio

Per tutta la sua vita ha messo da parte interessi collaterali al calcio: sin dai tempi della scuola ha dovuto dedicare meno tempo ai suoi coetanei, in un ritmo di vita frenetico in cui aveva a che fare con compagni più grandi, adulti e sposati. Ancora oggi per sua stessa ammissione dedica tanto tempo al lavoro che è costretto quasi a trascurare la sua famiglia. Ma ha capito che è necessario: il tanto lavoro e il dispendio di grandi quantità di tempo ed energia è condizione imprescindibile non solo per arrivare ad alti livelli, ma anche per restarci, e questo vale soprattutto per i grandi talenti. Se questo diventa il nostro obiettivo i sacrifici sono solo una diretta conseguenza della nostra scelta di vita.

Umiltà

Anni fa Andrea si vedeva un centrocampista dai piedi buoni perché non aveva la percezione delle qualità presenti ad alti livelli. I suoi maestri hanno trovato e perfezionato nel tempo la posizione a lui più congeniale, fino ad arretrarlo a marcatore, cosa che non gli piaceva perché dovette incominciare a lavorare sull’ uno contro uno e nel corpo a corpo con l’attaccante, ma lo ha fatto con i risultati che vediamo oggi. Se si vuole diventare grandi giocatori bisogna anche essere disponibili ad ascoltare chi ci vuole insegnare calcio, anche quello che non digeriamo e che potrebbe offenderci. La capacità di ascoltare anche le critiche costruttive è una caratteristica dei campioni.

Consapevolezza

L’umiltà di ascoltare non basta. Anche consapevolezza nei propri mezzi. Barzagli ha compreso questi aspetti proprio sulla sua pelle: partecipò al Mondiale del 2006 da gregario e nei successivi due anni a Palermo si aspettava di essere chiamato da una grande squadra. Questo non avvenne perché non capì di non essere ancora pronto, e conseguentemente a questo sentimento di frustrazione ne risentirono le sue prestazioni in campo. La successiva esperienza a Wolfsburg umana e calcistica, in cui si sposò, ebbe un figlio e vinse la Bundesliga comprese cosa servisse per fare il salto di qualità. La svolta di un giocatore passa proprio da questo: chi sei e chi vuoi diventare? Rispondere a questa semplice domanda significa lavorare concretamente su noi stessi e su obiettivi raggiungibili di miglioramento da porsi e raggiungere in tempi determinati.

Motivazione

Se non abbiamo idea di quello che stiamo facendo e del motivo, è come se non lo stessimo facendo perché non lo stiamo affrontando a pieno. Andrea durante la sua esperienza tedesca al Wolfsburg trovò un allenatore che ribaltò totalmente il suo modo di vedere la sua professione. Un giorno Magath portò la sua squadra nei pressi di una salita ed ordinò ai giocatori di percorrerla tenendo sulle spalle un compagno. ,Non capendo il motivo di questo esercizio Andrea lo affrontò svogliato, imprecando con tutte le parole possibili ed immaginabili in italiano(“tanto il mister non lo parlava, e quindi non poteva sapere che lo stessi insultando”), ma a fine allenamento Magath gli disse:

-”Sai perché ti alleni male e senti dolori? Perché non credi in quello che fai”-

-“Mister ma mi sto allenando.”-

-“No ti alleni male, e a quello che fai non ci credi.”-

Se non conosciamo il motivo della nostra azione, se non crediamo in quello che stiamo facendo, non ci stiamo allenando per migliorare.

Mentalità vincente

Prima in Germania e poi a Torino comprese perfettamente la mentalità del Campione.

Veniva da una esperienza italiana in cui per anni era abituato ad allenarsi al 60-70%. Si rese subito conto che alla corte di Phoenix Magaat non poteva più permetterselo: “Gli allenamenti si dovevano affrontare al massimo dell’intensità altrimenti non la prendevo mai”. Da lì ha compreso innanzitutto che l’allenamento va SEMPRE affrontato al 100%. Alla Juventus fece il salto di qualità decisivo: racconta che un giorno tornò a casa dopo l’allenamento e sua moglie gli disse:” Tu ci sei, ma è come se non ci fossi. Sei mentalmente assente.” La Juventus è una squadra di grande talento dove vige una ferrea cultura del Lavoro. Questo modo di vivere il lavoro lo aveva profondamente influenzato:” Ogni giorno, persino in vacanza, pensavo solo ed esclusivamente al calcio e a vincere. Non mi era mai successo prima perché giocavo per piccole squadre, e per loro se si perde con una grande squadra non è un dramma, l’importante è uscire a testa alta, mentre alla Juve vincere è la normalità.”

Il cambio di mentalità gli fu dettato anche dai senatori dello spogliatoio, lo stesso esempio che ora lui impartisce ai nuovi arrivati:” Difficilmente troverai qualcuno che ti dice cos’è la Juve, perché te lo dimostrano con i fatti: Pirlo e Buffon si allenano sempre senza mai saltare un allenamento e lo fanno al massimo, l’ultimo arrivato è portato a seguire quel trend. Perché lo fa lui che è un campione affermato e non io che ho ancora tanto da migliorare mi chiedevo?”.

Il cambiamento che Andrea Barzagli ha fatto è stato vivere il Calcio ancora più di un lavoro:”Il calcio sia attraverso esperienze positive sia negative è quello che mi ha permesso di diventare quello che oggi sono, per questo non rinnego nulla del mio passato. Non mi pesa più allenarmi perché il calciatore è quello che faccio, è il mio lavoro, la mia vita e il mio scopo, quindi posso stare anche più ore sul campo se ce n’è bisogno.”

Volendo definire il passaggio da giocatore a Top Player, per uno che si definisce un “giocatore con i piedi così così”, prendiamo in prestito le parole di Federico Buffa che parlando del difensore juventino dice: “Sei molto piu forte di come ti descrivi. Tu sei un Fuoriclasse non di natura ma di applicazione perchè hai visto cosa e chi avevi di fianco a te e hai perfettamente inquadrato l’asticella da superare appena arrivato alla Juve, in campo hai acquistato con il duro lavoro la flessibilità di comprendere cosa sta accadendo e cosa accadrà in campo tanto da farti trovare pronto sempre nell’uno contro uno e nel farti trovare costantemente la soluzione di passaggio migliore.”

Il grande giocatore è colui che sviluppa un continuo e perpetuo istinto di miglioramento. Se non è quello che realmente vuoi non lo puoi ottenere, se è quello che vuoi non ne avrai mai abbastanza.

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