Benessere e Prestazione: due facce della stessa medaglia

Quando consideriamo il concetto di benessere e quello di prestazione nella psicologia sportiva, stiamo parlando di due facce della stessa medaglia: l’atleta non farà mai una buona prestazione se non si trova in uno stato di benessere psico-fisico, così come la buona prestazione avrà ripercussioni immediate sullo stato emotivo dell’atleta. Per questo il primo obiettivo che, a nostro parere, uno psicologo dello sport dovrebbe perseguire è quello di promuovere il benessere dell’atleta, giovanissimo, giovane o adulto che sia, e aiutarlo nella realizzazione di sé attraverso l’esperienza sportiva. Solo se l’atleta sarà in grado di vivere serenamente il proprio sport e le tensioni che caratterizzano l’agonismo sportivo, allora anche risultati, frutto di tante fatiche e rinunce, arriveranno.

Come scrive Niccolò Campriani nel suo libro “Ricordati di dimenticare la paura”: “Il punto non è vincere. Il punto è essere felici e un atleta è felice quando fa il massimo, da il meglio di sé, si guarda allo specchio senza rimpianti. […] Ad ogni gara devo ricordarmi di dimenticare tutto quello che, fino ad oggi, avevo ritenuto fondamentale nella vita: il punteggio, la vittoria, la sconfitta”. Niccolò Campriani, nei quattro anni di preparazione all’Olimpiade di Londra, ha intrapreso un percorso personale e profondo che lo ha portato a comprendere il concetto di “essere un atleta felice”. L’atleta felice è colui che si concentra su di sè, sulla realizzazione del gesto tecnico perfetto, sull’esecuzione della gara alla massima espressione del proprio potenziale, tenendo ben lontano dalla mente qualsiasi pensiero inerente il risultato, la vittoria o la sconfitta. Il percorso che ogni atleta, di qualsiasi livello ed età, dovrebbe intraprendere è quello della ricerca di quell’equilibrio psico-fisico che genera positività e benessere che, a loro volta, sono il prerequisito per la performance ottimale.

A tal proposito l’intervento di uno psicologo dello sport con bambini e giovanissimi è soprattutto di tipo preventivo, finalizzato alla promozione del benessere individuale e di squadra: sviluppare atteggiamenti mentali positivi, saper gestire le pressioni competitive,  vivere lo sport come luogo in cui mettersi alla prova, conoscersi e migliorare le proprie abilità sono tutte competenze che, se acquisite in tenera età, favoriscono un sano percorso di crescita prevenendo, oltretutto, il fenomeno dell’abbandono sportivo precoce. Tale percorso è ovviamente agevolato se anche il contesto, familiare e sportivo in cui il giovane vive, promuove questa stessa visione dello sport. Con il trascorrere degli anni, i giovani atleti si affacciano all’agonismo e, in questo contesto, assumono senso anche interventi psicologici specifici, finalizzati al miglioramento della prestazione sportiva.

Concludendo la Psicologia dello Sport può essere considerata a pieno titolo nell’orizzonte della Psicologia Positiva che focalizza il suo interesse sulle potenzialità della persona, in relazione al presente della propria vita e in prospettiva futura. La Psicologia dello Sport condivide così con la Psicologia Positiva l’orizzonte del benessere e della felicità: ogni atleta dovrebbe intraprendere un percorso personale di auto-consapevolezza, di scoperta dei propri punti di forza e delle proprie potenzialità, così come delle aree di miglioramento, per usare queste conoscenze al servizio della propria vita sportiva.

Ment&Sport

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *