Che cosa sono i blocchi mentali? Non esiste un’unica risposta, è possibile dare due definizioni a seconda delle tipologie: ci sono blocchi mentali derivanti da traumi psicologici e quelli che derivano da inibizioni. Quando la posta in gioco è alta, si rischia di ottenere performance peggiori, la pressione e la necessità di dimostrare il proprio valore rischiano di vanificare mesi di allenamento.

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Secondo Sian Beilock, psicologa dell’Università di Chicago, all’origine di questi blocchi non ci sono solamente numerose e alte aspettative, ma anche precisi tratti del carattere. Chi cade in questa trappola è spesso un atleta che non vuole perdere, ma anche uno che ha una spiccata intelligenza in termini di memoria, parlo della capacità di tenere a mente schemi, tattiche e più informazioni contemporaneamente; studi scientifici dimostrano che tali figure, se devono uscire da quelle difficoltà che lo sport comporta, rischiano più spesso di andare nel pallone. L’atleta abituato a poter contare sulla propria efficienza, se incalzato in fretta, non sempre riesce a trovare la giusta strategia. La psicologa sopracitata ha individuato quattro possibilità, o meglio consigli, per evitare il calo di performance: allenarsi sotto pressione, cioè simulare spesso le condizioni di gara, lavorare con tempi di scadenza sempre più incalzanti. L’atleta deve provare a concentrarsi, focalizzare l’attenzione su un dettaglio complesso è un rischio, porterebbe solamente a peggiorare il risultato. Non bisogna indugiare e temporeggiare ed infine, è importante esprimere le proprie emozioni: se si è agitati, bisogna dirlo. Per l’atleta è fondamentale saper focalizzare l’attenzione, indirizzarsi verso un obiettivo ben delineato, mantenere e migliorare la propria capacità di concentrazione. Quest’ultima può e deve essere allenata proprio per evitare il blocco di cui abbiamo parlato: si affina la capacità di guidare i pensieri, allontanare quelli negativi per concentrarsi serenamente sugli obiettivi, riconoscere segnali esterni a cui dare importanza.

Pavese diceva Non ci si libera di qualcosa evitandola, ma solo attraversandola.

Come dunque liberarsi di un blocco? Se in passato abbiamo vissuto brutte esperienze con l’attività sportiva, il nostro cervello farà di tutto per far sì che venga evitata, è la sua natura. L’atleta deve dunque educare nuovamente il proprio cervello in modo da poter associare emozioni positive a quella determinata attività. Una causa del blocco mentale potrebbe essere l’inesperienza, se non sappiamo bene cosa dobbiamo fare per raggiungere un determinato obiettivo, ci blocchiamo. Apprendere nuove tecniche, nuovi schemi, è faticoso, come lo è stato imparare in precedenza altre cose. Se l’atleta dovesse cedere alla tentazione di distrarsi, di mollare il colpo, si innescherà un circolo vizioso ed ogni volta che il gioco si farà duro lui cercherà di metter le gambe in spalla e fuggire velocemente. Invece, nei momenti decisivi, è importante accettare il disagio, così si aprirà una crepa, seppur piccola inizialmente, in quel blocco e più l’atleta sarà in grado di rimanere focalizzato su di essa, più lei diventerà profonda e farà crollare l’intero muro psicologico. Un po’ più complicato è quando a bloccarci è la sfiducia in noi stessi, quando mi capita, uso la tecnica del free writing: penna in mano, foglio di carta e via, senza interrompermi scrivo tutto quello che mi passa per la testa, ciò che c’è di positivo e ciò che c’è di negativo, come mi sentirei se riuscissi a raggiungere i miei obiettivi. È una sorta di dialogo interiore che però fa sì che escano dalla mente anche le cose che non riusciamo proprio a confidare a nessuno.

Ovviamente considerare degli insuccessi come effetto della paura di vincere sarebbe riduttivo, nei giochi di squadra non c’è un solo atleta contro il suo avversario a determinare l’esito della gara, ci sono da considerare molti altri fattori che incidono sull’atteggiamento mentale di tutta la squadra. Le pressioni provenienti dall’esterno come le critiche incidono sullo stato mentale collettivo, condizionando la prestazione agonistica della squadra intera. Difronte ad un calo di prestazione, è importante che l’allenatore tenga presente che l’allenamento fisico non può essere separato da quello mentale e che un crollo può anche essere una conseguenza di una sofferenza o un sovraccarico.

Infine, come sempre, il passo più importante è il riconoscimento del problema che, una volta percepito, può essere affrontato in modo diretto, senza nascondere la testa sotto la sabbia, evitando conseguenze più grosse, prima fra queste il buttare all’aria mesi di allenamento e preparazioni, lasciandosi sfuggire di mano quel traguardo tanto sognato.

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