Calcio “champagne” o gioco di squadra. La distorsione del calcio attraverso i media

La maggior parte di noi sicuramente ricorderà le partite di pallone giocate con gli amici quando eravamo più piccoli.

Ci dividevamo in due squadre, con ragazzi più bravi e altri meno e si giocava.

Sul fango, sull’erba, per strada, non importava, l’importante era giocare.

Era un gioco semplice, fatto di passaggi e tiri in porta, un gioco di squadra.

Oggi le cose sembrano aver preso una piega diversa, i ragazzi pensano più ad uno “stile” prestabilito di giocatore che non al gioco di squadra.

Per intenderci, oggi i ragazzi preferiscono un colpo di tacco o un giochetto ad un bel passaggio.

Su questo discorso riesco a tirarmi fuori, e a vedere la cosa dall’esterno, perché da piccolo non sono stato un giocatore assiduo di calcio.

Quando, ormai sei anni fa, mi sono ritrovato a giocare ho cercato di imitare i miei compagni di squadra e seguire ciò che mi diceva il mister. Così dopo sei anni, in partita mi ritrovo a portar fuori un uomo dall’area per permettere ad un mio compagno di fare gol. Le feste naturalmente vengono fatte a lui, ma che soddisfazione si prova a sapere di essere complice.

Tutto ciò è difficile da trovare nella visione del calcio di oggi.

Le pubblicità, i film e tutti gli altri esempi che il mondo della telecomunicazione ci propone sono esempi distorti dalla realtà del calcio. Quello che ci propongono sono giochetti individuali, non vediamo nessun passaggio, nessuna azione a favore di compagni e nemmeno gioco di squadra, bensì azioni strafottenti e presuntuose recitate in solitaria (certamente non stiamo parlando di categorie alte).

Non ci si può stupire del fatto che il mondo del calcio sia sempre più distorto.

Se un tempo si giocava per fare squadra e vincere, oggi si fa, ma pensando molto a se stessi.

Il calcio sembra essere diventato un po’ un agglomerato di protagonisti.

Così mi sono chiesto:” tutto questo individualismo nuoce al gioco di squadra?”

Io credo di si. Credo che innanzitutto nella vita sia importante imparare a relazionarsi con una squadra, a vivere il “mondo” della squadra, e se il primo pensiero è quello di imparare a fare i tunnel per andarsene in porta da solo, sicuramente si perde una complicità con il compagno. Poi penso che si perda anche la capacità di saper condividere una gioia o di cederla, nel caso rispettivamente di azioni con compagni o di azioni in aiuto ai compagni.

Proprio l’altro giorno due bambini sono venuti a vedere l’allenamento della mia squadra. Dopo poco gli ho visti indicare un compagno e dire che lui era un vero calciatore. Senza nulla togliere a lui, mi sono chiesto subito perché, e la risposta è arrivata poco dopo. I capelli. La su pettinatura era come quella dei giocatori che vediamo in tv.

Il calcio, come ogni altro sport, dovrebbe insegnare molte cose, tra le quali anche l’individualità, ma questa andrebbe scoperta solo dopo aver conosciuto il gioco di squadra, e soprattutto non per imitazione della tv.

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