La quiete… durante la tempesta!

Ansia, ansia e ansia, si parla sempre d’ansia, ma esattamente cos’è?

Spesso nello sport questa viene nominata, e altrettanto spesso la si paragona ad un qualcosa di controproducente. L’ansia però ha diversi aspetti, sia nello sport che nella vita di tutti i giorni.

Per capire meglio iniziamo con una definizione di ansia:

L’ansia è uno stato psichico di una persona, prevalentemente cosciente, caratterizzato da una sensazione di intensa preoccupazione o paura, spesso infondata, dovuta a uno stimolo ambientale specifico, collegato ad una mancata risposta di adattamento da parte dell’organismo in una determinata situazione, che si esprime sotto forma di stress per l’individuo stesso.

(Arlington: American Psychiatric Publishing, diagnostic and statistical Manual Of Mental Disorder ;2013).

L’ansia quindi porta ad un cambiamento a livello fisiologico, con aumento del battito cardiaco, della respirazione, e della sudorazione ecc.

Possiamo capire quindi come possa influire sulla prestazione.

Recentemente mi è capitato di vedere un filmato nel quale Niccolò Campriani, pluricampione olimpico di tiro a segno, parla della sua esperienza con lo sport e l’ansia legata a questa.

Egli racconta come, per prendere la mira e sparare, sia necessario aspettare di premere il grilletto tra un battito e l’altro del cuore, in modo da non spostare il mirino.

Questo ci fa capire come l’ansia sia deleteria per uno sport del genere: anche solo un respiro di troppo e la prestazione è falsata.

Immaginiamo sotto gli effetti dell’ansia da prestazione come sia difficile portare a termine il proprio obiettivo.

Sempre durante la sua intervista racconta del suo collega Matthew Emmons il quale all’ultima prova, tiro dai 50 metri, con ben quattro punti di vantaggio (con praticamente l’oro in tasca) abbia sparato il colpo ottenendo il massimo dei punti, peccato però che fosse sul bersaglio del vicino. Emmons succube dell’ansia da prestazione mirò il bersaglio sbagliato.

Ebbene si, l’ansia può giocare questi scherzi, così in questo sport come in tutti gli altri.

Il cambiamento fisiologico può portare a distrarsi, l’ansia stessa può portare ad un offuscamento dei pensieri e alla conseguente situazione di non avere la mente lucida e quindi perdere di serenità perdendo precisione e controllo.

Dobbiamo tenere presente però che l’ansia non è del tutto negativa: l’ansia aiuta ad avere un buon livello di attivazione e risposta agli stimoli esterni. Aiuta ad essere pronti e reattivi. La calma totale, o serenità completa non aiutano.

Un paragone che aiuta a comprendere l’equilibrio necessario è quello delle barche a vela: navigare in un mare in tempesta è sicuramente difficile, ma lo è altrettanto se vi è bonaccia. Il giusto equilibrio per navigare senza fatica è un vento a favore, quindi non solo con un po’ d’ansia, ma anche rivolta nel verso giusto, che tradotto vuol dire che non è semplice avere una prestazione ottimale ne’ quando siamo soggiogati dall’ansia ne’ quando questa è assente.

La migliore delle situazioni si verifica quando riusciamo a volgere a nostro favore un buon quantitativo d’ansia che ci aiuti nello svolgimento del compito.

Matthew Emmons racconta che il suo mentore diceva sempre:” La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia”.

Non aspettiamo situazioni prive d’ansia, ma impariamo a gestirla.

Visto che parliamo di prestazioni non possiamo che includere il flow: la prestazione ottimale avviene quando siamo in flow ovvero uno stato di coscienza in cui una persona è completamente immersa in un’ attività, ma questa è tutta un’altra storia…

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