Cara psicologia, è ora di cambiare!

Eh sì! Ce lo diciamo da tempo, ne discutiamo tra di noi, ma poi… ma poi siamo tutti fermi a dove eravamo 50 anni fa. Lo psicologo dello sport non può essere statico, congelato nelle sue posizioni, cieco al nuovo ed al futuro. Chi si occupa di psicologia dello sport non può fermarsi a ciò che era, a come è sempre stato fatto. NO! Lo psicologo dello sport deve confrontarsi con la realtà, con ciò che c’è ADESSO, non ieri, tanto meno l’altro ieri. 

Ultimamente ci siamo interfacciati con molti “colleghi”, giungendo ad alcune riflessioni. Ora, sia ben chiaro, questo è il nostro pensiero e non è detto sia quello corretto, ma noi la psicologia dello sport la viviamo così, e vogliamo condividerla con voi!

1) Scendiamo dal piedistallo!

Parola chiave: Flessibilità

“Io, io, io, io, io…” Ma chi se ne frega! Non siamo noi i protagonisti! Non abbiamo in mano la verità assoluta, non siamo il punto di riferimento attorno al quale tutto si deve muovere. Il vero protagonista è il nostro interlocutore, il nostro cliente, noi siamo uno strumento a sua disposizione! Non è lui che deve fare lo sforzo di adeguarsi alle nostre modalità (relazionali, lavorative, etc.) ma siamo noi a doverci modificare in funzione dei suoi bisogni e delle sue necessità!

2) Non nascondiamoci dietro la teoria!

Parola chiave: Pratica

Basta paroloni fini a loro stessi trovati sui manuali. Sappiamo parlare delle differenze tra motivazione intrinseca ed estrinseca, ma sappiamo trasferirla poi nella realtà? Detto in parole semplici: siamo in grado di agire o conosciamo il mondo sportivo solamente attraverso i libri? La teoria è fondamentale, ci mancherebbe, ma deve essere declinata nella pratica, altrimenti è priva di senso.

3) Apriamoci al nuovo!

Parola chiave: coraggio

Già, è una questione di coraggio! Rimanere fermi sulle nostre posizioni non ci fa crescere, non ci fa migliorare e, di conseguenza, ciò che offriamo ai nostri clienti mancherà sempre di qualcosa. Aprirci al nuovo significa avere coraggio, assumersi dei rischi, modificare degli schemi pre-costituiti ed ormai affermati, per sperimentare nuove strade, rischiose certo, ma in grado di offrire un servizio più completo a chi sceglie noi.

4) Non abbiamo paura dell’altro!

Parola chiave: apertura

L’altro spaventa. Che sia un collega diretto (psicologo come noi)  o un addetto ai lavori (allenatore, mental coach, motivatore, preparatore atletico, etc.) averne paura e farci la lotta è controproducente, oltre che un chiaro segno di insicurezza. Proviamo a vedere gli altri come una rete relazionale di opportunità, piuttosto che come un ostacolo al mio fatturato!

Questo è quanto! Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di intitolare l’articolo “Cara psicologia, è ora di cambiare!“. Perché sicuramente farà discutere, certamente alcuni colleghi “affermati” ci additeranno come gli ingenui che ancora inseguono dei sogni, ma noi lavoriamo così, così viviamo la psicologia dello sport e così continueremo a fare, finché ci occuperemo di tutto ciò.

Flessibilità, Pratica, Coraggio ed Apertura. Essere psicologi dello sport oggi, per Ment&Sport, significa proprio questo.

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