CARRIERA “POST-CARRIERA”. Il lavoro dopo una vita nello sport.

Quando pensiamo al mondo dello sport e ai suoi giocatori, le prime cose che saltano alla mente sono: la loro carriera attuale, il loro inizio in squadre di minor conto, il percorso che li ha portati da quelle squadre alla loro attuale e tante altre cose relative al loro passato.

C’è un aspetto però sul quale pochi si soffermano, che invece, a mio parere, potrebbe risultare molto interessante. Il loro futuro.

Cosa fa un giocatore professionista alla fine del suo ciclo? Quale sarà la sua “carriera”?

Va bene, se parliamo di calciatori sappiamo che il quantitativo di soldi che gira è abbastanza alto da potersi permettere anche di vivere di rendita, ma non è così per tutti. Negli altri sport? Sappiamo che i soldi che girano, per lo meno qui in Italia, è un quantitativo modesto e oltretutto non tutti sono disposti a rimanere a “casa” a non fare niente. Cosa dovrebbe fare quindi un giocatore professionista che, a metà della sua vita, abbandona la carriera sportiva? Molti proseguono rimanendo sempre nell’ambito dove sono cresciuti sportivamente, diventando manager, allenatori ecc. ma la vera sfida è ripartire da zero.

Antonello Riva, ex giocatore di Basket, è un esempio per questa “carriera post-carriera”.

Riva, nato nel 1962 (52 anni) ha debuttato in A nel 1978 giocando tra Cantù, Milano, Pesaro, e Gorizia. La sua carriera si è conclusa, dopo molte vittorie e il titolo di top Scorer assoluto della nazionale (3785 punti in 213 partite), nel 2002 in A e nel 2004 in B.

Come ogni sportivo, come dicevamo prima, il primo rimpiazzo alla sua carriera non si è allontanato poi molto dal vecchio mondo, infatti lo vediamo come g.m. di alcune squadre.

Riva però dice di essersi appassionato al Network Marketing. Dopo essere stato allontanato dal mondo del basket, lo vediamo buttarsi in un nuovo mondo. Ora è manager di una ditta tedesca che produce prodotti per il benessere fisico e, anche se comunque legato al mondo dello sport, questo suo nuovo lavoro richiede ben altri requisiti di quelli del giocatore professionista.

La domanda che ci poniamo ora è: cosa spinge un professionista sportivo a ricominciare da capo? O meglio, ad allontanarsi dal proprio mondo? La risposta più ovvia sarebbe la necessità, ma oltre a dire che guadagna molto di più con questo suo nuovo lavoro, Riva parla di un nuovo mondo per i g.m.

Il lavoro dei g.m. è cambiato. A loro, oggi, spetta il compito di tenere buoni i giocatori quando i soldi mancano. Non ci possiamo sorprendere della sua scelta.

Per concludere ci si vuole soffermare sull’impegno sia fisico che emotivo di una persona come Riva. Il suo sforzo non è da sottovalutare, molti preferirebbero rimanere nel loro mondo, anche con impieghi “rappresentativi”. Dopotutto trovare un nuovo lavoro non è assolutamente facile, specialmente per chi da sempre è stato legato al mondo dello sport e si lancia in nuove carriere non legate ad esso. Quello che ha fatto Riva è stato ricominciare da zero “nel mezzo del cammin della sua vita”, cosa non di poco conto, impegno che richiede forza di volontà non indifferente.

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