Il caso Dovizioso e l’allenamento mentale nel motociclismo

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Da quando Dovizioso ha dichiarato che allena anche la mente, oltre al fisico, e che questo l’ha aiutato molto, la maggior parte degli psicologi ha deciso di condividere questa notizia.
Probabilmente verrà preso come esempio in molti colloqui o formazioni, ancor di più se riuscirà a vincere il Mondiale.

Perché Andrea Dovizioso non è il tipico caso di super talento che ha vinto tutto subito, ma è un bravissimo pilota che piano piano si è costruito ed è migliorato sempre di più fino ad arrivare in testa al mondiale. Insomma si è sudato questa posizione e ci è arrivato allenandosi fisicamente e mentalmente.

Ogni psicologo dello sport sa che allenare la mente è importante e utile per l’atleta, se così non fosse cambierebbe lavoro, a meno che non si diverta a vendere “aria fritta”.

Il punto è che gli atleti e gli allenatori si devono rendere conto per primi che serve anche allenare la mente. Noi psicologi non serviamo solo per aggiustare qualcosa che non funziona, per far sparire l’ansia pre-gara, ma lavoriamo anche sul potenziamento della performance. Anzi, a dirla tutta, lavorare sul potenziamento è molto più stimolante e previene eventuali falle rispetto all’aggiustare cose che non vanno.
Pensate a una situazione in cui dovete essere efficaci nella vostra performance e avete tutte le carte in regola per poter dare il massimo, non vorreste essere più sicuri di riuscire a fare ciò che volete? Non vorreste avere degli strumenti per concentrarvi ancora di più? Non vorreste riuscire a gestire un errore senza rimanere bloccati a quel momento mentre il tempo passa?

Ebbene il lavoro con l’atleta di alto livello si concentra proprio sul potenziamento della performance, sullo sviluppare e potenziare le caratteristiche che l’atleta già possiede e sul migliorare i suoi punti di debolezza.

In sport come il motociclismo si può lavorare molto sulla concentrazione. Bisogna essere in grado di gestirla a proprio favore riconoscendo, ad esempio, i segnali che indicano un calo per poterla poi recuperare velocemente. In sella alla moto, dove la velocità è fondamentale, non ci si può permettere di distrarsi.

Altro aspetto fondamentale è la gestione delle emozioni. Un pilota calmo sarà più lucido e si stancherà di meno, il che si traduce nel riuscire a prendere le giuste decisioni nel momento opportuno, ad esempio quando superare l’avversario, quanto si può ancora tirare o riconoscere quando la moto non ne ha più.

Basta pensare a cosa succede quando si è molto stanchi o in ansia, si fa molta fatica a fare ogni cosa e a mantenere la concentrazione, ma per riuscire a fare le cose fatte bene va ricercato il flow che è esattamente l’opposto dell’ansia. Il flow può essere spiegato come quello stato in cui tutto va come deve andare, in modo così naturale che sembra essere quasi automatico, è “l’essere in una bolla” (per saperne di più sul flow clicca qui).

Infine si aggiunge anche un lavoro sul decision making, ossia sul prendere le decisioni in tempi molto brevi accompagnato dal controllo del proprio livello di attivazione.

Ma la cosa fondamentale da fare, in ogni sport, in ogni ambito della vita, è quello di distruggere gli alibi che si costruiscono per proteggerci dai fallimenti e assumersi le proprie responsabilità. Solo così si potrà capire che c’è sempre qualcosa su cui allenarsi e su cui migliorare a livello fisico, tecnico, tattico e mentale!

Mentesport

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