Abbiamo concluso il nostro viaggio nel mondo dello Zen e degli sport. Tutto quello che dal punto di vista teorico poteva essere detto è stato detto. L’attenzione al momento, l’estinzione dell’io, l’azione assolutamente spontanea: le istanze più vive dello Zen sono state presentate. Siamo alle battute conclusive. Quando è nata questa rubrica l’idea era semplicemente mostrare un diverso approccio allo sport, secondo una prospettiva che non è tipicamente occidentale. Ed

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Giu 2015

Zen e maestri

Abbiamo visto nel corso di queste uscite bisettimanali quale sia il contributo della filosofia Zen alla pratica sportiva. Un contributo che è evidentemente di natura mentale, psicologica appunto. Un nuovo punto di vista, un approccio mai pensato prima che invece permette di rivedere completamente lo sport che si sta praticando e chi lo sta praticando. Il riferimento al soggetto quindi diventa imprescindibile. Proprio perché lo Zen insiste sul soggetto che compie

Parte seconda. Scompare il bersaglio “quella liberazione da se stessi di cui aveva parlato il Maestro non si trovava sulla via che conduce al vuoto, al distacco?” Con questa domanda si apre la seconda parte sul tiro con l’arco. Siamo ancora nella impasse di attendere senza intenzioni lo scoccare della freccia al momento giusto. “Mi sforzavo di aspettare fino a che la tensione si compisse e allo stesso tempo si

Parte prima. La respirazione e il tiro. “Lo Zen e il tiro con l’arco” di Eugen Herrigel è il libro diventato un must di tutti quelli appassionati di Zen che vogliono farsi un’idea precisa di quello che lo Zen insegna. Affrontarlo in questo articolo è stata un’impresa molto complessa, e ne parlerò in due uscite distinte, tanto è denso di contenuti. Herrigel è stato professore di filosofia, pertanto la sua

“Lo sport ha una cosa bellissima da insegnarvi e di cui vorrei che vi ricordaste: vi insegna che non importa se siete stati sconfitti o se avete vinto. Quello che conta è aver giocato bene, aver giocato totalmente, aver giocato intensamente, avercela messa tutta senza risparmiare le vostre energie. Questo vuol dire essere veramente degli sportivi. L’altro può vincere, ma non c’è gelosia, potete congratularvi con lui e celebrare la

“Tutto ciò che sono, lo sono grazie alla mia mente” Paavo Nurmi, nove ori olimpici nel fondo e nel mezzofondo. Con queste parole si apre il 3 capitolo della nostra rassegna sugli sport allo Zen. Oggi tratterò della corsa, e per farlo chiedo aiuto alle parole e al libro di Larry Shapiro, pluripremiato maratoneta e professore di filosofia (guarda un pò!). Il libro in questione, “Lo Zen e l’arte della

La seconda uscita dello Sport allo Zen è dedicata alla pallavolo. Per scrivere della pallavolo, oltre che servirmi di alcuni principi dello Zen, non ho potuto non considerare le parole e gli insegnamenti di un personaggio che ha in un certo senso rivoluzionato sia la pallavolo sia l’idea stessa dello sport: Julio Velasco. Su internet è possibile trovare molti video in cui Velasco discute e mostra i cardini del proprio

“Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente.” Tratto da “Ogni

Ho digiunato, ho meditato, ho rinunciato, ho fatto voti per questo e per quello. Le ho fatte tutte queste cose perchè avevo un milione di anni a disposizione. E alla fine mi sono ritrovato dov’ero: al punto di partenza. Krishnamurti Con queste parole si chiudono le uscite dedicate alla presentazione dello Zen. Il percorso è quasi completo, gli strumenti per il Satori sono stati indicati, seppur brevemente. Ora si tratta

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Feb 2015

Premessa Seconda

Che cos’è lo Zen? Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen. Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare. Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!». «Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue

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