Cecilia Zandalasini: yes, she can

(Fonte: Corriere)

Viso pulito, sorriso smagliante, riccioli a non finire che le incorniciano il volto. Cecilia Zandalasini è la bandiera del nuovo basket, non è la numero uno, ma è un numero primo. Qualcosa che agli italiani piace parecchio: una giocatrice che sembra essersi formata da sé, senza bisogno di chiedere niente a nessuno.

La sua carriera inizia a Broni, nel Pavese, dove è nata e cresciuta, ma in breve tempo cambia direzione alle soglie dei suoi 14 anni. Da Broni a Sesto San Giovanni, dove il suo talento e la sua tenacia diventano un punto di riferimento per le sue compagne e non solo. A 14 anni Cecilia è ancora una ragazzina dal carattere timido ed introverso, è una persona schiva, poco personaggio, nonostante la sua bellezza. In un mondo dove la competitività è alle stelle, difficilmente penseremmo che l’inserimento possa avvenire in maniera fluida; invece no, una volta presa confidenza con l’ambiente, Cecilia sboccia come uno dei fiori più belli. Cresce mentalmente e fisicamente, cresce anche la fiducia nell’ambiente, nelle compagne e nella sua allenatrice Cinzia Zanetti, la quale ha affermato, fiera: non avevo alcun dubbio che la Zandalasini diventasse questa. Non c’era alcuna possibilità che prendesse una direzione diversa. Il talento e la sua incapacità di conoscere dei limiti rendono Cecilia quello che è. Trasmette l’impressione di superiorità, di forza, rispetto alle altre giocatrici, specialmente le sue coetanee.

In breve tempo la voce circola e Cecilia diventa presto un’osservata speciale, a 18 anni si sposta al Basket Schio; ormai l’attenzione su di lei supera qualsiasi livello ed è necessario osservare il suo gioco anche da un’altra prospettiva, in un’altra competizione, cioè l’Europeo femminile under 20 del 2016, in Portogallo. Le Azzurre si presentano sul parquet da imbattute, e dopo un brutto infortunio subito da una compagna di squadra, Cecilia raccoglie il testimone e diventa leader del team. Per quanto abbia ancora inesplorati margini di miglioramento, Cecilia ha la stazza per assorbire contatti, piedi veloci e rapidità di reazione. Questo si nota, lo notano tutti, e grazie alle sue doti e al suo carattere, il suo cassetto in cui ha racchiuso i sogni si spalanca: la FIBA ha deciso che nel quintetto ideale ci deve essere la stella della nazionale italiana. È un riconoscimento importante per una 21enne che ha disputato il suo primo Europeo di carriera. Cecilia porta in alto la bandiera tricolore concludendo la manifestazione con una buona media di punti e ricevendo la migliore valutazione complessiva; ha dimostrato talento e tenacia, confermando il suo essere una tra le giocatrici più forti del panorama europeo.

Dovremmo chiederci quante Cecilia Zandalasini ci sono sui nostri campi, ragazze dall’atleticità superiore, poste sui campi fin da piccoline. Visto lo stato del nostro sport femminile, è difficile che queste giocatrici si sentano accolte, però, è necessario dirlo, Cecilia non è solo il prodotto di sé, è anche il risultato di un lavoro di eccellenza delle squadre più forti del basket femminile azzurro, che l’hanno sempre posta di  fronte alle competizioni più difficili per migliorarla.

Ogni atleta che si imbatte nello sport con la palla a spicchi, ha il sogno, sin da bambina, di imbarcarsi e prendere un volo che superi l’oceano e spalanchi le porte del basket più bello del mondo: la WNBA. Il sogno per lei è diventato realtà, ero solo una bambina che voleva imitare suo fratello con un pallone da basket. Ero solo una bambina quando ho preso in mano il pallone. Ora guarda dove sono.

Ci sono molte micce ancora inconsapevoli di poter diventare come Cecilia; spetta ad allenatori e a famiglie il compito di alimentarle affinché ardano ancora di più.

Con più fatica degli uomini, con meno opportunità degli uomini, ma con più voglia di loro, come delle vere combattenti.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *