Chi è il vero normodotato?

Mi è capitato recentemente di leggere un articolo sulle difficoltà economiche che riscontrano gli atleti paralimpici e tutto il movimento per poter partecipare e portare in fondo queste Paralimpiadi a Rio: si parla di medaglie con un valore economico inferiore a quelle dei giochi degli “abili”; poche sovvenzioni e tante spese a carico degli atleti che spesso si devono sobbarcare i costi delle attrezzature sportive e della trasferta; una organizzazione definita povera, con una risonanza nettamente inferiore a quella dei Giochi.

Sicuramente si tratta di una manifestazione che merita molto di più, penalizzata dalla percezione che questo evento non sia tanto di richiamo quanto quello delle Olimpiadi “ufficiali”, e quindi povera di investimenti.

M a se c’è una cosa che ho imparato leggendo qua e là di storie di sport, è che lo sport  è meritocratico, incapace di piegarsi ad interessi o disinteressi, come in questo caso. Ne ho avuto un’ulteriore conferma quando stamattina mi è stato raccontato di una vicenda di cui non ero ancora informato: siamo alla finale dei 1.500 metri classe T13 (atleti con “bassa visione”). Sembra essere una finale come tante, gli atleti al via si apprestano ad affrontare la gara. Spara la pistola. Si parte. Vedendo le immagini in differita su Youtube sono andato con il cursore a vedere gli ultimi istanti della gara. Non stavo più nella pelle.

Tagliano il traguardo. L’algerino Abdellatif Baka; l’etiope Tamiru Demisse e l’altro algerino Fouad Baka terminano con un tempo inferiore ai  3’50″00 con cui l’americano Matthew Centrowitz aveva vinto l’oro di Rio 2016. Ho avuto un accenno di commozione. Ma come.. mi vengono a raccontare che ci sono normodotati e diversamente abili, e poi quelli percepiti come “disabili” sbaragliano in tre il tempo di riferimento dell’Olimpiade “ufficiale”? Mi sono sentito un po’ come quelle favole con il lieto fine, come quelle imprese su cui nessuno avrebbe scommesso nulla.

Come un fulmine a ciel sereno, come quando la realtà fa cascare i tanti castelli di sabbia delle nostre aspettative, un semplice risultato che attesta che non solo le Paralimpiadi di Rio 2016 ci sono…ma che sono competitive! Tendiamo a rinchiudere dentro una sfera di “buonismo” tutte quelle belle frasi e considerazioni su quanto questi uomini e donne con difficoltà psicofisiche ci possano insegnare: la realtà è che spesso non ci accorgiamo guardando quelle immagini chi siano i veri normodotati.

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