Chris Paul, l’ultimo dei playmaker

Playmaker; sost. Ingl. 1.  Nei giochi di squadra (spec. nella pallacanestro), il giocatore che costituisce il punto di riferimento del gioco di tutta la squadra, e al quale è affidato il compito di scegliere gli schemi offensivi e difensivi più adatti alla conduzione della partita.

Christopher Emmanuel Paul, conosciuto come Chris Paul, nato a Lewisville, è il maggiore esponente della definizione precedente, in un mondo cestistico dove questo ruolo sta venendo sostituito da giocatori tuttofare, questi sanno interpretare più ruoli come Steph Curry.

Entra in NBA nel 2005, selezionato dai New Orleans Hornets, subito mette in mostra le sue qualità venendo eletto come miglior esordiente del mese (Rookie of the Month) per ogni mese della stagione, concludendo l’annata con il riconoscimento di Rookie of the Year. Nel periodo trascorso a New Orleans (2005-2011) gioca con continuità e, seppur giovane riesce a trascinare la squadra ai play-off per due volte. Nel 2011 passa ai Los Angeles Clippers, dove gioca tuttora, attraverso uno scambio importante di giocatori.

Il ruolo del playmaker richiede caratteristiche cognitive importanti, come la presa di decisione in poco tempo, saper “leggere” l’azione e trovare la soluzione migliore per segnare un canestro, oltre abilità tecniche raffinate di ball-handling e passaggio. Una posizione complessa e ricca di responsabilità, non a caso nella numerazione dei ruoli nel basket è la numero 1.

Cosa sta svanendo del “vecchio” creatore di gioco? Probabilmente la mentalità, i nuovi interpreti dimostrano di essere dominanti, segnano da 3 punti, arrivano al ferro e addirittura schiacciano. Non a caso ottimi playmaker “classici” come Rajon Rondo, Tony Parker e lo stesso Chris Paul, sono meno sotto i riflettori di altri loro colleghi.

Nello show NBA viene esaltato chi è in testa al tabellino marcatori a fine partita.  Per Chris non è così: “Io non devo far canestro, devo passare la palla,nella maniera migliore possibile,a qualcun’altro che faccia canestro, forse non sarò sul referto, ma uno di quei due punti è anche mio.” 

Questa è la mentalità del perfetto playmaker. E se non riesci a farti notare? Ecco la sua opportunità: WELCOME TO LOS ANGELES, WELCOME TO LOB CITY!

Riuscire a trasformare un’abilità che non tutti notano, in un marchio di fabbrica di una franchigia NBA è una mossa geniale, Chris decide di sfruttare le sue abilità nel passaggio per creare vagonate di alley-oop (per i meno appassionati di basket, si tratta di una giocata a due, assist più schiacciata, molto spettacolare), che lasciano a bocca aperta il pubblico allo Staples Center, i destinatari sono Blake Griffin e DeAndre Jordan. Una rievocazione del duetto Stockton-Malone, definita dagli esperti come la miglior coppia che abbia mai messo piede su un parquet, il primo rimane ad oggi il miglior assist man di sempre nella lega con 15.806 passaggi, Paul ad oggi si trova in 11^ posizione con 7.600 e con la metà delle partite giocate in carriera da Stockton. I Clippers riescono a combinare lo spettacolo con i risultati, per cinque anni consecutivi accedono alle fasi finali della stagione.

Il suo numero di maglia è il 3, da qui il suo nickname, composto anche dalle sue iniziali, CP3. Il motivo? Suo padre Charles e suo fratello maggiore C.J. sono rispettivamente CP1 e CP2. Chris ama la famiglia, sono la sua forza, la sua motivazione. Ai tempi dell’high School suo nonno morì prematuramente a 61 anni, in seguito ad un’aggressione alla sua stazione di servizio, ricoverato in ospedale il cuore non resse, l’indomani Chris scese in campo per onorarlo, chiuse la partita in lacrime con 61 punti sbagliando appositamente un tiro libero.

-È notizia di pochi giorni fa del duplice infortunio, per la franchigia di Los Angeles, di Blake Griffin e CP3: STAGIONE FINITA. Avendo perso i giocatori chiave della squadra escono al primo turno dei play-off contro Portland (4 a 2 la serie) dicendo addio al titolo NBA 2016.

Get well soon Chris! See you next year!

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