Come posso aiutare mia figlia a gestire l’ansia?

[vc_row][vc_column][vc_message style=”square” message_box_color=”black” icon_fontawesome=”fa fa-question-circle-o”]“Buongiorno, sono una mamma di una ragazzina di 13 anni che pratica nuoto a livello agonistico. Prima di ogni gara è molto agitata e in ansia e purtroppo quest’ansia se la porta dietro anche in vasca, con il risultato che rende molto meno in gara piuttosto che in allenamento e alla fine è molto insoddisfatta. Come posso aiutare mia figlia a gestire meglio quest’ansia?”[/vc_message][vc_column_text]

Per prima cosa grazie per averci scritto, la questione dell’ansia in gara purtroppo è molto comune tra gli atleti. Prima di darle qualche consiglio pratico però bisogna precisare che l’ansia, o meglio l’attivazione, di per sè non è negativa o positiva. A volte si tratta di un’attivazione che permette di dare il meglio di se stessi mentre altre volte, come il caso di sua figlia, è troppo alta o non si è in grado di gestirla finendo con il compromettere la prestazione.
Prima di tutto andrebbe capita la causa dell’ansia, anche se non è facile, c’è chi va in ansia perché le capita la corsia sbagliata, chi per il troppo pubblico, chi per gli avversari e chi perché ha paura di deludere.

Una volta trovata la causa, o ipotizzata, si può passare alle strategie da usare: ad esempio se è il rumore che le da’ fastidio e di conseguenza non riesce a concentrarsi potrebbe provare ascoltando un po’ di musica.

Infine bisogna lavorare sull’autoefficacia percepita durante le competizioni e durante gli allenamenti, più una persona si sente autoefficace più si sentirà sicura di quello che deve fare e quindi riuscirà a rendere meglio.

Ma la cosa più importante è che non vada in ansia “solo” perché vuole arrivare prima, perché conta di più il risultato rispetto alla prestazione, perché in questo caso non si può controllare come andrà la gara in quanto dipende anche dagli altri. Quindi è fondamentale portare l’attenzione sulla prestazione, e questo è importante che venga fatto non solo dalla ragazza ma anche da voi genitori e dagli allenatori.

Dott.ssa Caterina Simoncelli

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