Scegliere l’allenatore per i bambini non è poi così banale, scopriamo perché.

Diventare allenatore richiede senza dubbio impegno (di tempo ed economico) e passione verso lo sport che si andrà ad insegnare.

Ogni federazione sportiva prevede corsi che comprendono una parte teorica che tratta di tecnica, motricità e “pedagogia” e una parte pratica e di tirocinio. Al termine del percorso viene rilasciato il tanto atteso “cartellino” e si è pronti a scendere in campo!

Detto così sembra tutto molto semplice, ma quello che non impareremo mai né sui banchi di scuola, né su quelli delle federazioni, è la varietà di situazioni, caratteristiche e imprevisti che poi capitano nella vita reale della palestra.

I giovani allenatori si scontrano così con una teoria poco applicabile alla pratica quotidiana, a gestire gruppi di ragazzi eterogenei e situazioni in genere che nessun libro è in grado di insegnare.

Ogni anno le società si trovano al punto di dover scegliere gli allenatori e affidare loro i gruppi da allenare durante la stagione.

Con che criterio si dovrebbe scegliere un allenatore?

Se ci fosse una risposta univoca a questa domanda, probabilmente non assisteremo ai vari esoneri che caratterizzano le panchine di tutti gli sport.

Certo è che ci sono delle indicazioni importanti da seguire.

Se analizziamo le caratteristiche degli allenatori che gestiscono i settori giovanili delle varie società sportive, notiamo come spesso le squadre più inesperte vengano affidate a ragazzi alle prime armi.

Indipendentemente dall’entusiasmo che questi possono mettere nella gestione del gruppo, i bambini che si affacciano allo sport hanno bisogno di basi ben solide a livello psico- motorio in modo da costruire un bagaglio di esperienze e capacità globali indispensabili a creare un ATLETA nel vero senso della parola.

Si sa che i bambini spesso chiedono di cambiare sport, sia per piacere che per seguire gli amichetti, quindi un bagaglio motorio globale permetterà loro di apprendere più velocemente la tecnica analitica specifica di ogni sport.

Inoltre nello sviluppo ci sono delle fasi sensibili sia al livello fisico che mentale che non possono essere ignorate in quanto permettono di apprendere con più facilità gli esercizi proposti ma soprattutto perché, una volta terminate, è poi difficile tornare indietro ottenendo gli stessi risultati.

COMPETENZA E PASSIONE

Alla luce di quanto detto, diventa banale affermare che allenare i bambini in età evolutiva è forse la sfida più difficile che un allenatore possa affrontare.

Ci vuole passione, entusiasmo e dinamicità che permetteranno di essere da esempio ai giovani atleti e aiuteranno a gestire il gruppo in modo autorevole e non autoritario Al tempo stesso ci vuole molta competenza su diversi fronti: motorio, pedagogico, psicologico e organizzativo perché con i bambini niente può esser lasciato al caso perché ogni proposta verrà immagazzinata come bagaglio sia sportivo che personale

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