Comunicare le emozioni

Come condividiamo le emozioni con gli altri? Possiamo nasconderle? Queste sono alcune delle domande che entrano nel campo della comunicazione delle emozioni. Molte teorie psicologiche sostengono che le emozioni siano parte di un meccanismo adattivo che media la relazione tra le persone e l’ambiente, e che ha come scopo finale il benessere. Provare un senso di inquietudine, per esempio, aiuta a mantenere alto il livello di attenzione e rispondere in maniera reattiva ad un imminente pericolo. Non ci limitiamo però a provare le emozioni, ma ciascuno di noi, in maniera più o meno consapevole, le esprime attraverso il linguaggio verbale e il comportamento non verbale, rendendole esplicite a chi ascolta. Le emozioni sono quindi uno strumento comunicativo importante che permette anche agli altri di capire il nostro stato d’animo e prevedere il nostro comportamento in maniera immediata. Il corpo umano fornisce una pluralità di canali attraverso cui esprimere le emozioni, che vengono privilegiati a seconda della situazione. Vediamoli insieme:

La voce: cogliamo le emozioni dall’intonazione, dal volume, dalla velocità dell’eloquio e da tutte le sfumature che accompagnano il parlato (pause, risate, cadenze, ecc.). Sarà capitato a tutti di riconoscere il cambio di umore di una persona cara semplicemente parlando con lei al telefono.

Le espressioni facciali: le sopracciglia inarcate, gli ammiccamenti, i movimenti della bocca, sono solo alcuni dei micro movimenti che esibiamo con i muscoli del viso e che danno forma a configurazioni facilmente associabili ad uno specifico stato emotivo. Alcuni autori sostengono che esse siano dentro di noi fin dalla nascita e uguali in ogni cultura, dall’altra parte ci sono studi che dimostrano il loro carattere culturale e convenzionale, legato cioè al contesto in cui viviamo.

I gesti: i movimenti di alcune parti del corpo come braccia, mani o spalle sono importanti veicoli di espressione delle emozioni. Ad esempio, quando siamo in imbarazzo tendiamo a tenere le braccia conserte, mentre se entriamo in collera utilizziamo le mani per accentuare il nostro disappunto.

La posizione corporea e il contatto: anche quando non muoviamo direttamente gli arti, possiamo comunque esprimere i nostri stati d’animo attraverso la disposizione del nostro corpo rispetto a chi ci circonda. Quando vogliamo bene a qualcuno, per esempio, tendiamo a ridurre la distanza tra i nostri corpi e a cercare il contatto fisico, mentre se incontriamo qualcosa che ci spaventa siamo portati automaticamente ad allontanarci.

Ma che utilità può avere nella vita quotidiana prendere coscienza di questi aspetti della comunicazione? Riconoscere le emozioni, anche le più sottili, di chi abbiamo di fronte può permetterci di comprendere meglio il suo comportamento e di fare inferenze più accurate su ciò che non dice. In ambito sportivo, accorgerci di una smorfia di indecisione nell’avversario può essere la carta a nostro favore per attaccare nel momento più opportuno. Dal canto nostro possiamo esercitare a mascherare certe emozioni per confondere l’altro oppure per motivare i nostri compagni di squadra e non “contagiarli” ad esempio con il proprio sconforto. Ovviamente ognuno ha il suo specifico modo di esprimere le emozioni, ma esistono training specifici per allenarsi ad identificare e riprodurre i principale pattern emotivi. Un altro ruolo importante delle emozioni legato alla loro comunicazione è stato rilevato da numerose ricerche; esprimere gioia con il proprio corpo a lungo andare porta una persona a sperimentare sensazioni di gioia anche se non ne avrebbe un reale motivo. Se questo fosse effettivamente vero per tutti significherebbe che abbiamo a disposizione un strumento potentissimo per affrontare e risolvere al meglio situazioni dominate dall’ansia, dalla tristezza o dalla preoccupazione.

Abbiamo parlato prima del carattere culturale delle emozioni; non sempre infatti queste hanno un carattere universale. Fin da piccoli impariamo a mascherare, inibire o intensificare le nostre emozioni in modo diverso: il contesto socio-culturale in cui cresciamo influenza enormemente sia il modo in cui etichettiamo alcune emozioni, sia quello più opportuno per esprimerle. Pensiamo per esempio alle norme sociali che insegnano agli orientali a nascondere le proprie emozioni sorridendo, e a come in queste popolazioni per comprendere le emozioni altrui ci si concentri maggiormente sull’analisi della voce. Se queste differenze esistono davvero, sarà proprio il motivo per cui in Giappone il botteghino ha deluso le aspettative della Pixar all’uscita del nuovo film d’animazione “Inside Out”?

Chiara Villi e Gian Nicolò Russo

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