Conte contro tutti. La rassegnazione è la vittoria del vinto

Due mesi fa Antonio Conte sembrava sull’orlo dell’esonero, adesso è il re della Premier League, solo in testa alla classifica, come non succedeva al Chelsea da quando vinse il campionato, con Mourinho in panchina, al termine della stagione 2014-2015.

Era Settembre quando i media inglesi scrivevano che Abramovich, esigente proprietario elimina-allenatori (otto in nove anni), aveva già perso la pazienza con il tecnico italiano. I giocatori del Chelsea erano reduci da due amare sconfitte di seguito in Premier, l’1-2 inflittogli dal Liverpool e il 3-0 in trasferta nel derby con l’Arsenal, solo parzialmente riscattate dalla vittoria con il Leicester, peraltro dopo essere andati sotto di due gol. Borbottio in stampa, i tifosi si preoccupavano, i giocatori pensavano già di trasferirsi altrove con il mercato di Gennaio.

Qual è l’apporto di queste sconfitte? Una visione più precisa di sé. Da queste partite Conte ha preso atto di com’era fatta la sua compagine. Che differenza, da allora! Per ottobre, l’ex-ct della nazionale è stato nominato “allenatore del mese”.

E ora, che dire? Come ha fatto? Conte: “Tredici vittorie di fila, era difficile crederci”

Qualcuno dà tutto il merito a una scelta tattica, definita dalla Bbc “un colpo da maestro”: il passaggio al 3-4-3 dopo avere provato altri moduli nella prima parte del campionato. Si è rivelato lo scacchiere più che corretto per i Blues. Altri esaltano il nuovo spirito offensivo della squadra, che infatti vanta oggi il secondo attacco più prolifico della Premier e il capocannoniere del torneo, Diego Costa, primo giocatore quest’anno ad arrivare in doppia cifra con 10 reti. Molti si aspettavano che un allenatore italiano impostasse staticità, mi spiego meglio: che fosse tutto difesa e contropiede, come del resto era il Chelsea di Mourinho. Diversamente Conte vuole che i suoi attacchino, non si accontenta di vincere, pretende anche il bel gioco. E poi c’è la ricostruzione di un ambiente che sembrava perduto: superati i conflitti interni allo spogliatoio, ricostruito il morale dei due motori del gioco, Hazard a centrocampo e Costa vicino alla porta.

Finalmente abbiamo trovato un allenatore che non adatta i giocatori al proprio modo di fare, ma riesce ad adattare l’intera tattica della squadra alle esigenze di giocatori e a seconda dell’avversario. C’era stata un po’ di delusione per una campagna acquisti che non ha portato ad elementi di nuova armata, ma si può pensare cosa Conte avrà detto in estate ai suoi dirigenti: “Abbiamo già in casa i rinforzi necessari, si chiamano Hazard e Costa, sono due fra i più forti giocatori d’Europa, dobbiamo solo riportarli al rendimento che avevano quando il Chelsea ha vinto la Premier”. E così è stato. Costa è di nuovo un bomber. E Hazard il mago perfetto, nominato in ottobre “giocatore del mese”.

Dietro tutto questo c’è il mantra di Conte, “work, work, work”

“Questo è il risultato del nostro duro lavoro. Sono orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto. Dirò ai ragazzi che bisogna continuare a lavorare”. Il campionato, certamente, non è finito, ma il Chelsea sembra avere già centrato quello che era il primo obiettivo di Conte: stare in zona Champions con le altre big a lottare per il titolo. E lui, come Ancelotti, come Mancini, come Ranieri, può legittimamente aspirare a conquistarselo.

Siamo d’accordo tutti sul fatto che un cambio di modulo possa variare l’assetto di un gruppo, ma il risorgere dalle proprie ceneri, come l’araba fenice, nasce proprio dal nuovo ordine che il nostro ex-ct ha dato allo spogliatoio. La sua gestione del gruppo, la preparazione della partita e l’importanza dell’intervallo con le sue sfuriate, il modo unico e schietto di comunicare, i litigi con i dirigenti, le pagine dei giornali affisse alla porta dello spogliatoio per caricare i giocatori, le riunioni tecniche con i giornalisti hanno fatto sí che la squadra si ritrovasse dove si era perduta.

Vince due volte chi nella vittoria vince se stesso.

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