La rivalità sportiva tra Coppi e Bartali nasce prima della seconda guerra mondiale: siamo nel Maggio 1940, l’Italia si gode la tranquillità prima di essere travolta dalla tempesta. Si corre il Giro d’Italia, e Gino Bartali, capitano della Legnano, punta ad ottenere il tris, ma i suoi sogni di gloria durano poco: nella seconda tappa, verso Genova, un cane gli taglia la strada, e la caduta rovinosa gli fa perdere quei minuti preziosi che lo escludono dalla lotta per la rosa. Si arriva poi alla Firenze-Modena e sull’Abetone un suo gregario si invola da solo in mezzo alla tempesta, semina tutti e taglia il traguardo conquistando il simbolo del primato: il suo nome è Fausto Coppi, quel Coppi che lo stesso Ginettaccio, così era soprannominato Bartali, aveva voluto tra i suoi. Tutti sono pronti a osannare il nuovo campione, ma Bartali si espone: Chi va forte in pianura paga dazio in montagna. Il toscano, che è un corridore d’esperienza ha un gran fiuto nel valutare i suoi avversari, capì in poco tempo che Coppi aveva la stoffa giusta: se Ginettaccio è spesso come un legno e nei momenti di crisi sa tenere duro, Coppi è cristallo, brillante, ma anche mentalmente fragile. Sulle Dolomiti la maglia rosa accusa una profonda crisi, scende dalla sella e medita il ritiro, ma Bartali sveste i panni di capitano e indossa quelli del gregario, facendo di tutto per convincere Coppi a risalire in bici: gli butta della neve in faccia, lo insulta, lo scuote, Sei un acquaiolo Coppi! Sei solo un acquaiolo, cioè un corridore che si arrende, che non sa stringere i denti, e che, di conseguenza, non diventerà mai un campione. Spronato, quasi preso di peso dal proprio capitano, Coppi si riprende e vince il suo primo Giro d’Italia, pochi giorni prima dell’entrata dell’Italia in guerra. Le strade dei due si dividono, per tornare ad unirsi nel dopoguerra, dando vita a una straordinaria rivalità sportiva. Sfide che a volte degenerano in atteggiamenti antisportivi, come durante campionato del mondo di Valkenburg nel 1948, quando Coppi e Bartali, invece di fare gioco di squadra, fecero di tutto per ostacolarsi a vicenda: ritirati e squalificati dalla Federazione per un mese. Se al Giro i due si separano, al Tour de France la nazione costringe i due atleti a correre sotto la stessa bandiera e insieme i due diventano leggenda: le vittorie di Fausto al Tour del 1949 e del 1952 sono ottenute grazie anche al valido aiuto di Bartali, e i due spesso tagliano insieme il traguardo. Se in corsa Bartali e Coppi si comportano come cane e gatto, fuori dalle competizioni i due mantengono una salda amicizia.

Nel 1959, Bartali, ormai ritirato dalle corse, veste i panni di direttore sportivo fondando una squadra nella quale rilancia l’amico Coppi scegliendolo come capitano. I due tornano uniti in corsa come avevano fatto anni prima, ma  purtroppo durante una corsa esibizione in Alto Volta, Coppi contrae la malaria, i medici sbagliano la diagnosi e all’alba del 2 Gennaio 1960 il campione muore.

Divisi per sempre dalla vita, Bartali e Coppi torneranno insieme alla ribalta qualche decina d’anni dopo: alla morte del toscano, una borraccia contesa tra le mani dei due diventerà il simbolo della loro indissolubile unione nel mito. 6 luglio 1952: la Francia è teatro del Tour, la più importante gara a tappe del mondo. I corridori stanno scalando i tornanti del Col du Galibier. Un fotografo immortala l’attimo esatto in cui avviene lo scambio di borraccia tra i due: davanti la maglia gialla, dietro il compagno di squadra. Nella foto non si capisce chi è che passa la borraccia all’altro, e se da un lato questo mistero divide i tifosi dei due corridori, dall’altro trasforma subito la foto in un’icona: simbolo di una nazione che è sì divisa, ma che vuole ritrovare un’unità. Questa foto è soprattutto il simbolo di una grande rivalità sportiva, che in corsa a volte ha avuto delle degenerazioni, ma che fuori dalla corsa si trasforma in profonda amicizia e reciproco rispetto. Per descrivere la grandezza delle gesta di un atleta, non si può dimenticare lo sconfitto, ed anche se a volte Gino Bartali non era l’avversario da battere, lui e Coppi erano attori perfetti per creare la giusta contrapposizione: divisi non solo dalla rivalità sportiva, ma anche dallo stile di vita: sanguigno e amante del bere e del cibo Bartali, schivo e scrupolosissimo nella preparazione alla corsa Coppi.

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