Corpo tanto quanto mente

Quando guardo una partita di un qualunque sport, che sia in televisione o dal vivo, mi aspetto di vedere una “bella giocata”. Quanti di noi accendono la tv per rilassarsi e si divertono guardando un bel match di calcio o tennis o basket? Le aspettative di solito sono le stesse: si spera che la propria squadra o il proprio giocatore giochi bene, e magari vinca anche! Ma quello che di sicuro non ci aspettiamo (o non vorremmo aspettarci), ma che purtroppo capita frequentemente, sono prestazioni non all’altezza e le (passatemi il termine) “pagliacciate”.

Molto spesso si tende a dare più importanza alla preparazione fisica tralasciando l’aspetto mentale e comportamentale. Questo è sbagliato.

È vero, senza un’ adeguata preparazione fisica non si possono raggiungere gli obiettivi prefissi, ma muniti solo di questa si può arrivare fino ad un certo punto. Per questo ci si aspetta che campioni professionisti lavorino allo scopo di raggiungere una preparazione completa e adeguata.

E’ quindi normale, o quantomeno auspicabile che ogni atleta professionista lavori in quest’ottica, ma spesso continuano comunque ad emergere dei problemi.

Prendiamo il caso di Camila Giorgi e Fabio Fognini, promettenti campioni del tennis italiano.

Camila è riuscita nell’intento di battere la Sharapova, ma successivamente si è ritrovata a perdere con atleti di livello parecchio inferiore. Camila sembra dare tutto nei primi match o comunque in quelli più difficili e la vediamo invece cadere sul più facile. Sicuramente non è del tutto negativo, probabilmente Camila ha una grande capacità di finalizzazione sotto pressione, ma ciò non basta. Non basta per un atleta che arriva al suo livello. La costanza è determinante per un campione, conoscere i propri limiti e saperli dosare fa si che un eccellente giocatore diventi un campione.

Passiamo ora al caso di Fognini.

Fabio durante i suoi match spesso e volentieri si lascia prendere dalla rabbia. Lo vediamo insultare l’avversario, l’arbitro, rompere le racchette. Perché un atleta con le sue capacità rovina una partita solo per rabbia? Potrebbe dimostrarsi un campione e si fa prendere dall’impulsività.

Qui conta molto la capacità di autocontrollo. Diciamocelo, quando non ci riesce qualcosa o sbagliamo per colpa nostra a chi non verrebbe voglia di spaccare tutto? Ma è proprio qui che si vede la differenza tra un bravo giocatore ed un fuoriclasse.

Senza nulla togliere ai due atleti, anzi facendoli i complimenti, penso che chi raggiunge un certo livello possa diventare tranquillamente un ottimo giocatore, ma per diventare un campione la differenza qui la fa anche una preparazione mentale adeguata, chi associa a quella fisica questa componente necessaria per essere più pronto degli altri; e se da soli non si è in grado di lavorarci, la cosa migliore è affidarsi ad uno staff tecnico che affianchi l’atleta durante il suo percorso fisico/mentale.

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