Da qualche giorno (22 settembre) è passato il compleanno di una persona che, chiunque ami il calcio, ricorda con affetto, come se fosse un vecchio amore: Luis Nazario de Lima, per gli amici, Ronaldo il Fenomeno. Già, Il Fenomeno, perché quel ragazzo (arrivato in Italia a 20 anni) era fuori dal’ordinario, era dotato di un genio, un fisico, una tecnica disumana, era al di sopra di tutto e tutti, consapevole del dono che possedeva. Ronaldo non si allenava, o si allenava male, non prestava attenzione al’orario in cui andava a dormire, non ce n’era bisogno. Lui era il Fenomeno, era nato così, era talento allo stato puro, troppo più forte già dalla nascita. Luis Nazario de Lima, in arte Ronaldo, è l’immagine del calcio romantico, da favola, bellissimo da sognare, ma tanto lontano dalla realtà. Forse troppo, tanto che anche lui, come un sogno, si infrange contro la dura realtà e, un infortunio dietro l’altro, lascia il calcio tra molte sofferenze ed ancor più rimpianti.

Anni dopo, spunta sulla scena internazionale calcistica un ragazzino portoghese che del Fenomeno porta solo il nome: Cristiano Ronaldo. A detta di tutti molto bravo, ma per pochissimi il futuro pallone d’oro. Perché? Perché  Cristiano Ronaldo, dotato anche lui di un dono, non ha la fortuna del Fenomeno. O meglio, la fortuna di C. Ronaldo è di non essere in assoluto ed a prescindere il giocatore più forte del Mondo. Fortuna, esatto, perché Cristiano Ronaldo decide di compensare questo gap con la componente mentale. Noi spesso vediamo la punta dell’iceberg, vediamo i risultati, i palloni d’oro, le coppe sollevate, ma non vediamo le ore di allenamento in più, l’attenzione all’alimentazione, la scelta di obiettivi in maniera quasi ossessiva. Questo è Cristiano Ronaldo, è una mente perfetta in un corpo perfetto. Quando si approccia una disciplina sportiva, la componente mentale assume un ruolo fondamentale, tanto quanto quella atletica o tecnico-tattica. C. Ronaldo ci ha costruito sopra la propria carriera, anno dopo anno ha incrementato la sua forza mentale, allenando corpo e mente di pari passo, senza trascurare nessun particolare. Se l’alimentazione, il sonno, la preparazione atletica sono aspetti fondamentali, non possiamo sottovalutare l’impatto che la “testa” ha sulla prestazione. Una corretta definizione degli obiettivi, una motivazione intrinseca, un’elevata capacità di gestire ed orientare le proprie emozioni, sono solo alcuni degli aspetti che uno sportivo deve curare se vuole essere un vincente. Non possiamo escludere tutto ciò e sperare che vada bene, dobbiamo piuttosto integrare la componente fisica con quella mentale. Sarebbe però da illusi sostenere che la mente sia tutto, che basti allenarla per ottenere qualsiasi risultato. Campioni come C. Ronaldo invece ci insegnano come non vi sia una supremazia di uno sull’altro, ma anzi, atleti di questo calibro ci dimostrano come non vi sia distinzione tra corpo e mente: il corpo influisce sulla mente e la mente sul corpo, portandoci alla conclusione che un lavoro focalizzato su solo uno dei due aspetti, sia un lavoro a metà, inefficace e spesso fallimentare. C. Ronaldo, al contrario di Ronaldo, ha investito tutto se stesso nell’allenamento integrato, che potremmo definire psicofisico.

Quel ragazzino portoghese è diventato C. Ronaldo… non solo per un dono, né tantomeno per fortuna: quel ragazzino portoghese è diventato Cristiano Ronaldo perché lo ha voluto con tutto se stesso.

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