Diamo voce a chi ancora crede nel sano divertimento

(varesenews.it)
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In queste settimane il nostro obiettivo è quello di parlare di questo problema, lo sport che viene snaturato, e vogliamo farlo prendendo in considerazione diversi punti di vista.

Oggi a raccontare la sua storia e la sua esperienza è l’allenatore di una piccola squadra di calcio, che vuole denunciare, passate il termine forse troppo forte, tutti quei comportamenti che rendono lo sport un momento negativo, e un cattivo esempio (QUI la lettera integrale). A chi attribuisce la colpa? Viene naturale pensare ai giocatori di squadre avversarie che si scontrano sul campo durante una partita. E invece sono i genitori e gli allenatori purtroppo a rovinare lo sport, litigando fra di loro o addirittura insultando i giocatori per un errore commesso. E, badiamo bene, non solo i giocatori avversari, ma anche quelli della propria squadra, se non il proprio figlio! Ed è così che le partite diventano il personale campo di battaglia di genitori ed allenatori, che dovrebbero essere i primi baluardi di uno sport sano e positivo. Con il loro comportamento, che a volte sfocia in veri atti di violenza fisica e soprattutto verbale, snaturano lo sport. Ed i figli? Loro sono purtroppo gli spettatori di questi teatrini che si creano e per questo spesso preferiscono abbandonare l’attività sportiva per evitare di dover subire certe scenate.

Lo sport dovrebbe essere un momento di aggregazione e di crescita, in cui si impara a stare insieme DIVERTENDOSI, ma di fronte a certi comportamenti non si può far altro che restare di pietra.

Ciò che davvero conta è che i nostri ragazzi hanno il diritto di vivere lo sport in modo sano, senza subire le pressioni dei genitori o degli allenatori, che troppo spesso pensando di agire per il bene dei loro atleti o figli, ottengono il risultato opposto. E ne abbiamo parlato nel pezzo della scorsa settimana, il pericolo è proprio l’abbandono precoce dell’attività sportiva, il neologismo che fa tanta paura, drop out.

A raccontare la sua esperienza, in cui certi atteggiamenti sono all’ordine del giorno, o meglio della partita, è stato questo giovane allenatore, che vorrebbe per i suoi ragazzi uno sport diverso, che ritorni ai suoi valori originali. La prima cosa è il divertimento, poi viene il resto. Un monito quindi di riflesso va a tutti gli allenatori ed i genitori, sperando che capiscano ed imparino dai propri errori, come insegna lo sport, e regalino ai loro figli ed atleti la gioia di stare insieme nella squadra e con gli altri.

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