Dietro il sipario di uno sportivo

Per quanto la vita di uno sportivo giri intorno alla sua passione, sappiamo tutti che la restante parte della sua vita viene vissuta in modo analogo, o comunque simile, a quella di tutti gli altri.

Così ci chiediamo come vivano, cosa facciano, come riescano a conciliare da una parte la vita quotidiana, che noi già vediamo impegnativa (in effetti lo è!) e dall’altra la pratica della loro passione. La maggior parte di noi sicuramente praticherà uno sport, e sa benissimo che richiede impegno e costanza, ma sappiamo anche che a livelli differenti di sport (dilettantistico/agonistico) viene richiesto un maggiore o minore impegno e costanza.

Sono solito a fare esempi su me stesso, quindi pensando a me, so che devo integrare allo studio e alla mia vita quotidiana circa cinque ore di sport alla settimana. Per me è già impegnativo.

Pensiamo quindi a chi lo sport lo pratica a livello agonistico, beh cinque ore sono nulla, e comunque devono integrare il resto. Ci vogliono tanta forza di volontà e tanti sacrifici.

Certo, non sono obbligati e anzi ne saranno solo contenti, ma ciò non toglie che sia un’impresa ardua.

Ci sono stati vari programmi che hanno indagato come gli atleti vivono la loro vita pre- e post-gara. Ricordo: “Ginnaste vite parallele” e un programma sul calcio che andava in onda parecchi anni fa con Graziani, ultimamente ne è spuntato uno nuovo: ”Motorhome-piloti di famiglia”.

Questo reality/documentario è composto da trentasei puntate.

Motorhome racconta, appunto, la vita fuori e dentro lo sport (in questo caso si parla di motociclismo) di quattro ragazzi. Due sedicenni, Cecilia Masoni e Alessandro Del Bianco, due diciassettenni, Andrea Caravella e Stefano Valtulini. Durante la visione di questo programma potremo vedere i quattro ragazzi alle prese con il Campionato Italiano Velocità, o meglio il CIV della Federazione Motociclistica Italiana per la classe Moto3. Inoltre va detto che il vincitore del CIV avrà la possibilità di essere inserito nel Team Italia della classe Moto3. Una grossa opportunità per i ragazzi.

Guardando il programma mi sono chiesto se questo approccio non fosse invasivo. Mi spiego meglio. Questi ragazzi sono inseriti in un contesto stressante e imepegnativo già di suo, aggiungendo poi il fattore età, diventa davvero difficoltoso. Quindi è giusto o comunque non diventa elemento di disturbo avere la propria vita monitorata da telecamere? Non è già abbastanza difficile vivere una vita “diversa” dai propri amici o la telecamera diventa un incentivo a dare il meglio durante la gara e gli allenamenti?

Io credo che sedici/diciassette anni siano un po’ pochi per affrontare tutto questo carico di responsabilità, ma possiamo dire che grazie al grandissmo supporto delle famiglie di questi ragazzi, e una squadra sportiva sempre pronta a dargli una mano, questo è una sfida può essere superata con maggior facilità.

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