Dilliding Dillidong. Storie di pronostici improbabili e del miracoloso Leicester.

In Inghilterra si scommette su di tutto, immaginano che possano accadere cose e si divertono a quantificare tale probabilità, così Andy Murray che chiama il suo primogenito ‘Novak’: è stato quotato 500 a 1. Sir Alex Ferguson che partecipa e vince ‘Ballando con le Stelle’: 1000 a 1. Kim Kardashian presidente degli Stati Uniti d’America entro il 2020: 3000 a 1.
Giusto per citarne alcuni.

Se già tutto ciò non fosse abbastanza assurdo, possiamo provare ad entrare nel regno dell’irrealtà pura.

Immaginate, ad esempio, l’eventualità di un conclave organizzato per eleggere in anticipo il successore di Papa Francesco.
Immaginate poi che, dopo la fumata bianca, si apra la finestra sul cortile di San Pietro e che venga annunciato come nuovo Papa il cantante degli U2, Bono Vox.
Ebbene, questa possibilità era stata data dai bookmakers britannici con una quota di 5000 a 1; vale a dire, 5000 volte la posta giocata.
Nel linguaggio degli scommettitori una quota del genere identifica praticamente un evento assurdo, impossibile, non reale.
Una volta chiaro tutto ciò, si pensi che gli stessi bookmakers, ad inizio anno, diedero la medesima quota all’evento “Leicester City campione d’Inghilterra”.

Ebbene sì, Leicester campione e Bono Vox Papa avevano la stessa quota.

Lunedì 2 Maggio 2016, il Leicester City si laurea campione del più ricco, famoso e importante campionato calcistico mondiale.
Questo per far capire l’esatta dimensione dell’impresa perfino paradossale degli uomini guidati da Claudio Ranieri.

Questa vittoria ha comportato un tripudio generale nel mondo calcistico, perché rappresenta qualcosa che non si è mai visto e che molto probabilmente non si vedrà mai più.
Quella del Leicester è la meravigliosa favola che ha fatto innamorare tutti, amanti del calcio e non, perché è una vicenda che trascende lo sport stesso e va molto più lontano dal rettangolo verde.
È la storia di chi si scopre ad inseguire un sogno impossibile, e ci crede fino in fondo; è la storia dei piccoli che battono i grandi, dei poveri che sconfiggono i ricchi.

Il Leicester campione è la storia di Davide contro Golia.

Tuttavia, quella del Leicester è solo l’ultima, cronologicamente parlando, di una serie di miracoli calcistici che sono diventati intramontabili miti.
Qualcosa di molto simile al Leicester accadde in Serie A nella stagione 1984-85: l’Hellas Verona ha vinto il suo primo, e unico, titolo.
In panchina Osvaldo Bagnoli, un allenatore fin lì di basso profilo che costruì la sua squadra intorno a giocatori di secondo piano come l’ala Pietro Fanna o il portiere Claudio Garella.
Nessuno ci credeva, nessuno dava al Verona una concreta possibilità, eppure.
Già, eppure..

Ancora prima del Verona accadde la pazzesca vicenda del Nottingham Forest di Brian Clough; il Forest vinse la Premier da neo-promossa, dando 7 punti di distacco dai campioni europei in carica, il Liverpool e, incredibile ma vero, si aggiudicarono anche le due successive edizioni della Coppa dei Campioni. Che non è esattamente la coppa nazionale..

Altre squadre e altri nomi arricchiscono la favola di chi non può vincere eppure vince lo stesso, il Montpellier nel 2012 in Francia che, esattamente come il Leicester, vinse un sacco di partite per 1-0 dimostrandosi una squadra molto solida. Riuscirono a collezionare un totale di 82 punti che ancora oggi è il secondo miglior punteggio di sempre della Ligue 1.
Lo stesso accadde al neopromosso Kaiserslautern nella stagione ’97-’98, che dopo aver battutto il Bayern Monaco all’esordio in campionato, si ritrova in vetta alla Bundes dopo quattro giornate: non si muoverà da quella posizione per tutto l’anno.

Altre parole e altri articoli racconteranno nel dettaglio la storia della squadra di Ranieri (vicenda che sembra aver stuzzicato Hollywood che sta pensando ad un film con protagonista un certo Robert De Niro: non proprio uno a caso).
Però, quello c’è qualcosa che accomuna Leicester e questi altri grandi piccoli club appena citati, ed è la forza del gruppo.
In questi giorni probabilmente Arrigo Sacchi starà piangendo di gioia da qualche parte, perché ha vinto il suo credo calcistico.
Ha vinto la forza del collettivo.

Guardate la formazione tipo: Schmeichel-Simpson-Morgan-Huth-Fuchs-Mahrez-Kante-Drinkwater-Albrighton-Okazaki-Vardy. Se pensate ad un anno fa e se non vi viene da chiedervi “ma chi sono questi?” mentite sapendo di mentire. Già, ma questi chi sono?
Ma questa squadra è già diventata un mito di chi ama il lato passionale del calcio e se lunedì sera noi tutti abbiamo gridato di gioia lo dobbiamo a Ranieri che ha svolto un lavoro ai limiti del fenomenale, ha messo insieme una squadra di perfetti sconosciuti (eccetto forse un paio) e ha dato loro la forza di credere in loro stessi, ma soprattutto, di credere in loro stessi tutti insieme.

Il collettivo vince sempre, su tutto e i ragazzi di Ranieri sono stati per tutto l’anno una mente sola, un solo corpo e un identico cuore.

In difesa Ranieri ha recuperato un giocatore destinato al dimenticatoio come il capitano Morgan, che solamente l’anno scorso alternava espulsioni e autogol con una precisione matematica, ha consegnato alla storia il figlio di Schmeichel, che si è dimostrato essere un portiere all’altezza del padre, ha affidato l’attacco a Vardy, uno che è stato capace di segnare 22 gol in 34 partite e di andare in rete per 11 partite di fila battendo il record di un certo Van Nistelrooy; e Vardy, come ormai tutti sanno, fino a pochi anni fa giocava a calcio praticamente per hobby e lavorava in fabbrica. A centrocampo ha dominato N’Golo Kante, un perfetto sconosciuto che molto probabilmente si rivelerà essere un umano geneticamente modificato perchè una persona vera non può correre così forte, così tanto per tutta la partita, per tutto l’anno. Questi sono solo alcuni dei giocatori creati da Ranieri.
Il verbo “creare” non è stato usato a caso, perchè il Vardy che tutti noi conosciamo l’ha creato Ranieri, il Morgan di quest’anno, è di Ranieri e così via, tutti i giocatori sono stati degli eroi, ma il generale è stato Ranieri, l’allenatore giusto al momento giusto. Non aveva mai vinto niente di importante, pur avendo allenato grandi club con altisonanti nomi, eppure ha vinto con una squadra di basso profilo.

Ranieri ha esaltato giocatori mediocri e ha dato loro una forza che non credevano di avere.
Guidati da una semplice ed efficace tattica i ragazzi del Leicester hanno dato vita ad un sogno, un sogno che nel corso dei mesi è diventato anche nostro.
Tutti amano chi vince ma se a vincere è proprio chi non aveva nessuna possibilità, allora beh.. è tutta un’altra storia.

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