La vita dei disabili è più facile nello sport che nella quotidianità.

Fino a pochi anni fa, pensare di fare sport per un disabile era molto difficile, se non quasi impossibile. Il pregiudizio, le barriere architettoniche, la mancanza di competizioni frequenti come per i “normodati”… tutto contribuiva a rendere l’avvicinamento allo sport da parte di un bambino o di un adulto disabile molto difficoltoso.

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. L’incidente di Zanardi e la sua “rinascita” sportiva, Pistorius alle Olimpiadi di Londra 2012, le Paralimpiadi 2016 e Bebe Vio che vince medaglie su medaglie.

Tutto è servito per far parlare di disabilità e sport.

Gli atleti disabili diventano un vero e proprio simbolo e vengono considerati anche da stampa e televisione al pari degli atleti “normodati” raccogliendo consensi e notorietà (sembra una notizia sensazionale…ma non dovrebbe essere la normalità?).

Ma accanto a questi grandi nomi, altre imprese vengono compiute da disabili che utilizzano lo sport per far conoscere questo mondo raccontandone le possibilità.

È il caso di Luca e Danilo, due giovani liberi professionisti costretti da 20 anni nella sedia a rotelle per una lesione spinale causata da un incidente.

Dal 2015 hanno voluto trasformare la loro disabilità in opportunità, opportunità di girare il mondo, di cimentarsi in oltre 30 sport (anche estremi!) di conoscere gente e affrontare sfide di più generi. Le loro avventure sono raccontate nel loro blog “Viaggio Italia” e raccontano esperienze ed emozioni vissute nei loro viaggi che li hanno portati a visitare 50 città in 150 giorni.

E con questo?

Nel leggere queste storie potremmo pensare che sia tutto molto facile ma non è così, soprattutto nella vita di tutti i giorni.

Autobus, scuole, infrastrutture, supermercati, palestre e potrei continuare con un elenco infinito di realtà che sono nella maggior parte dei casi inaccessibili per i disabili. Se ognuno osserva la propria quotidianità e pensa a quale difficoltà potrebbe incontrare per far fare sport ad un figlio disabile, si accorge che sarebbe impossibile ai più.

La domanda che mi pongo e vi pongo è:

se nello sport crollano le barriere, perché lo stesso non può accadere anche nella vita di tutti i giorni?

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