Doping e superficialità: i problemi del ciclismo

Il ciclismo è stato primo sport italiano per molti decenni e ancora oggi si può tranquillamente affermare che il Giro d’Italia sia l’evento nazionale più seguito dopo la Serie A. Fa quindi parecchia impressione come secondo il rapporto del Coni solo in Valle d’Aosta rientri fra primi 5 sport più praticati (al 4° posto). Quali sono i problemi del ciclismo?

28 giugno 2017, notizia dell’Ansa: “Ultima frontiera del doping, positivo un ciclista 14enne”. A pochi giorni dalla partenza del Tour de France, la corsa più importante al mondo, è arrivato l’ennesimo duro colpo a livello di immagine. Peccato, perché la battaglia contro le sostanze illecite è combattuta strenuamente. Forse però è la classica battaglia contro i mulini a vento: l’associazione “ciclismo-doping” è ormai ben radicata nell’appassionato di sport più superficiale. Poco conta che il mondo delle due ruote non sia quello in cui questa pratica illecita è più diffusa, o che sia quello che ha preso con più serietà la lotta al doping. Ci sarà sempre qualcuno che prova a fare il furbo. La gente bara giocando a briscola alla bocciofila dell’oratorio, figuriamoci se tutti mettono l’etica morale e sportiva davanti a guadagni monetari e gloria sportiva. In attesa delle controanalisi e di maggiore chiarezza sulla questione il dato più sensibile di questa vicenda dovrebbe essere che anche nelle categorie più giovani chi si dopa rischia di essere beccato.

Mi sembra interessante anche analizzare altre problematiche tipiche di questo sport. Innanzitutto il calo dell’importanza del ciclismo è dovuto al fatto che le due ruote si prestano molto bene al racconto scritto, ma sono poco telegeniche. Non è un caso che la rivista sportiva qualitativamente migliore in Italia sia oggi Bici Sport. Non è un caso che il ciclismo, gratis da vedere nelle strade, sia stato più importante del calcio fino all’avvento della televisione. Le corse durano tanto, anche 5 o 6 ore, e sono impossibili da inserire nella loro interezza all’interno dei palinsesti. Inoltre la quantità di eventi significativi rispetto alla durata della competizione è abbastanza scarsa, cosa che rende il ritmo di azioni e cronaca mediamente lento e poco adatto allo schermo nero.

Infine bisogna considerare che il ciclismo è uno sport poco immediato, il cui fascino non può essere compreso appieno se lo si segue solo per passare qualche momento di svago. Se non si approfondisce, se non ci si informa è impossibile capire la straordinaria bellezza di uno sport ibrido fra il singolo e la squadra; di uno sport in cui la straordinaria varietà dei tracciati rende possibile la vittoria di un grande numero di atleti; di uno sport in cui ogni singolo e apparentemente insignificante dettaglio può in realtà rivelarsi decisivo. Se sei il più forte, ma fori una gomma e non hai con te un gregario pronto a trainarti di nuovo in gruppo va a finire che perdi. Se sei il più forte ma ti alimenti troppo o troppo poco va a finire che rischi di doverti addirittura ritirare dalla corsa.

Purtroppo quello che è stato lo sport più popolare rischia sempre di più di diventare un movimento di nicchia. Sta ai dirigenti delle varie federazioni europee e all’UCI salvaguardare questo patrimonio.

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