Doping Russo: la Morte dei Valori dello Sport

Ne fanno sempre una questione di prestigio nazionale. Che si parli di Sport, di Uomo sulla Luna, o di vicende politiche sembra quasi sempre essere una corsa per dimostrare sempre e comunque la propria superiorità.

Ricordate Ivan Drago nel quarto episodio di Rocky? E’ la prima immagine che mi è venuta in mente quando è uscita la notizia: un uomo perfetto, forza mentale e fisica, e rappresentazione vincente ed invincibile della Madre Patria. Non è un caso che, se l’approccio si basa sull’accostamento indissolubile e sistematico tra figura dell’atleta ed immagine e reputazione di un paese intero, non si può perdere MAI.

Ed è proprio basandomi su questo punto che non mi stupisce la notizia uscita una settimana fa: la Commissione indipendente istituita dalla World Anti-Doping Agency (Wada), l’Agenzia mondiale Antidoping, vorrebbe escludere la Russia da ogni competizione internazionale comprese le Olimpiadi di Rio 2016 a causa delle ripetute vicende di doping che hanno coinvolto gli sportivi russi. Più precisamente si tratta di un’indagine giornalistica indipendente che ha racconto informazioni in merito a risultati di test antidoping fatti nell’Atletica Russa. Sotto accusa atleti, allenatori, dottori ed istituzioni russe antidoping, inclusa quella che ha condotto i test ai giochi olimpici invernali di Sochi, rei di aver partecipato ad un programma di Doping sistematico durato anni.

Nonostante questo sistema truffaldino, in cui pare che il Governo Russo abbia pianificato e sponsorizzato un’attività sistematica di omertà ed oscuramento dei dati che dichiaravano la positività dei test antidoping sugli atleti russi, sia molto simile all’attività utilizzata anni fa ai tempi della Germania dell’Est, non si può più parlare di “Guerra Fredda”, perché la mappa Geopolitica dello Sport non si può più rappresentare attraverso l’egemonia e confronto tra Stati Uniti e Russia, perché non si tratta di complotto americano ma di una notizia lanciata da un ente privato Internazionale come la Wada che ha parlato con i cosiddetti “pentiti”, ma soprattutto perché viviamo un periodo contingente ai gravi fatti di Parigi, per cui è auspicabile che più che parlare di lotta, si parli di unione di intenti allo scopo di affrontare al meglio la grave situazione che si è recentemente presentata.

Se fosse realmente verificabile e dimostrata, non è possibile essere tolleranti davanti ad un sistema simile: lo Sport ancora prima di essere Business, Immagine e Successo è la Palestra di Vita che insegna a giovani ed ancora persino a grandi ed affermati campioni.

Immaginate le gravi conseguenze che si verificherebbero a livello culturale, sociale ed umano se passasse minimamente l’idea che ciò che conta è il risultato e tutto ciò che mi serve per raggiungerlo è lecito: avremmo un esercito di uomini, donne ed atleti incapaci di vedere in faccia la Vita per quello che è, una Vita in cui si vince ma anche si perde, ed è normale perdere qualche volta, e quando si perde conta soprattutto il come ci si rialza. Senza questa Consapevolezza sarebbero in grado di affrontare la vita solo ed esclusivamente in maniera alienata.

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