Il doping è una pratica vecchia come lo sport, ma cosa spinge un atleta a fare uso di sostanze proibite?

Il recente caso di Magnini e gli innumerevoli atleti coinvolti in casi di doping o presunto tale, riempiono le prime pagine dei giornali e dei notiziari gridando allo scandalo ma allo stesso tempo costruendoci sopra alibi o motivazioni per trovare un senso a questa pratica che ha coinvolto e coinvolge atleti di primo livello e di tutti gli sport.

DA DOVE DERIVA LA PAROLA DOPING

L’origine della parola doping è ad oggi controversa. Si pensa che potrebbe derivare da “to doop” usato dai britannici che storpiarono una parola del dialetto africano che significava “miscuglio”. Nel ‘800 invece, il termine “to dope” veniva usato in America del Nord per indicare la somministrazione di sostanze stimolanti ai cavalli durante le corse al fine di ottenere risultati migliori.

Nel ‘900, due sono state le definizioni utilizzate:

1962 – Federazione Medico-Sportiva Italiana: DOPING= “assunzione di sostanze dirette ad aumentare artificiosamente le prestazioni di gara del concorrente pregiudicandone la moralità, l’integrità fisica e psichica.”

1966 – Consiglio d’Europa: DOPING= “qualsiasi sostanza usata da parte di individui sani al solo scopo di migliorare artificiosamente il rendimento in una competizione.”

Le due definizioni si basano su punti di partenza diversi, per la prima il problema è di carattere etico-morale, mentre per la seconda si fa riferimento all’uso di farmaci in genere senza specificarne tipo e dosi.

UN PO’ DI STORIA

A fare un po’ di chiarezza ci pensa il CIO che dopo alcuni episodi eclatanti, la morte di Linton alla Bordeaux-Parigi, Hicks che vince la maratona olimpica nel 1904 dopo essere stato soccorso durante la gara con una siringa contenente farmaci e brandy e la morte di Simpson al traguardo della tappa del Mont Ventoux del Tour de France, pensò di stilare una lista di sostanze proibite e di istituire i controlli anti-doping dopo le gare.

Siamo negli anni 70, il periodo della Guerra Fredda è alle porte. Gli anni 80 sono ricordati da appassionati e non di sport per gli atleti dell’Est Europa che cambiavano addirittura sesso in seguito alla somministrazione di ormoni.

Oggi le cose sono cambiate, ma solo per le sostanze utilizzate. Pantani, Schwarzer, Kovar e per ultimo Magnini, sono solo alcuni nomi altisonanti dello sport italiano a livello mondiale che hanno fatto uso o presunto tale di sostanze dopanti.

PERCHE’ SI RICORRE AL DOPING?

Abbiamo detto che il doping è una pratica vecchia come lo sport…o forse addirittura di più visto che ne facevano uso perfino i gladiatori prima di scendere nell’arena. Si preparavano un miscuglio con erbe “magiche” e sabbia dell’arena come augurio di buona fortuna.

Logicamente nel tempo è cambiato lo scopo per cui gli atleti ricorrono al doping.

Romani e greci usavano erbe e spezie per vincere nelle competizioni perché ai tempi, l’atleta vincitore era un vero e proprio eroe della patria e veniva considerato al pari dei signori, servito nei palazzi e circondato di belle donne.

Venendo ad epoche più moderne arriviamo a fine ‘800 primi del ‘900 quando invece la vittoria era considerata solo come successo personale e l’atleta si affidava ad allenatore e medico per scegliere le sostanze più congeniali al raggiungimento del primo posto. Era usato soprattutto negli sport di durata, come ciclismo e maratone, e riguardava esclusivamente gli atleti professionisti.

Negli anni grigi della Guerra Fredda, ogni cosa era usata dalle due super potenze per prevalere sull’altra, tra queste anche lo sport.

Gli atleti venivano letteralmente “imbottiti” di ormoni, farmaci e cocktail vari diventando veri e propri animali da laboratorio con il solo scopo di tenere alto il nome della propria nazione, spesso ignari anche delle conseguenze a cui sarebbero andati incontro.

IL DOPING AI GIORNI D’OGGI

Con l’informazione che c’è oggi e l’uso di internet che permette di fare ricerche su qualsiasi campo, è impossibile pensare che un atleta non sappia a quali conseguenze va incontro prendendo sostanze dopanti. Come pare ancora più strana la tesi spesso raccontata alla stampa del “complotto” da parte del medico che somministra il farmaco all’insaputa dell’atleta, ma lasciamoci il beneficio del dubbio!!!

Detto tutto ciò, perché ci si dopa ancora?

Vincere e primeggiare negli sport e nelle manifestazioni più popolari, fa aumentare gli introiti economici al campione di turno, che poi viene invitato nelle trasmissioni televisive sfoggiando capi di abbigliamento rigorosamente forniti dal proprio sponsor personale che aumenta l’offerta e arricchisce atleta, società e tutto l’entourage. E’ quindi tutta una questione economica e di notorietà?

Molto tristemente e cinicamente questa forse è la risposta più semplice da dare, perché il doping è inganno, il doping è droga, e con il doping si vince una battaglia, ma non si è mai campioni abbastanza per portare a casa la vittoria finale.

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