Buongiorno,

sono un allenatore di una squadra di calcio di un settore giovanile. Per anni ho allenato e lo faccio ancora con passione. Per anni ho visto bambini, tanti bambini e quindi squadre e tante squadre.. alcune che funzionavano bene, altre meno. Mi rivolgo a voi con una domanda breve e diretta: qual è il segreto di una squadra vincente? Come da allenatore posso aiutare a creare un clima tale per cui la mia squadra possa esprimersi al meglio delle proprie capacità?

Grazie dell’interessante domanda.

Proprio pochi giorni fa ho letto un’interessante intervista fatta da un giornalista del The Guardian a Marco Materazzi, protagonista indiscusso dei Mondiali del 2006. Al difensore è stato chiesto quale fosse il segreto del successo di quella straordinaria Italia 2006 e così ha risposto: “Ci sono diversi motivi che ci hanno portato alla vittoria, ma uno in particolare: l’essere una squadra unita. E’ l’unità del gruppo il segreto. In quel Mondiale lottavamo l’uno per l’altro, ci sentivamo uniti e fortissimi.” Riporta ancora ai microfoni: “Un altro elemento cruciale che giocatori ed allenatori devono sapere a memoria è che quei giocatori che non giocano sono ancora più importanti di quelli che scendono in campo. Tutti si devono sentire coinvolti, sempre e in ogni fase della preparazione e dell’evento.”

Prendendo spunto da queste bellissime parole, direi che la risposta sta proprio qui: unità, senso di appartenenza alla squadra, obiettivi condivisi.

Come quindi allenare a questi valori?

  1. Essere un allenatore giusto e coerente, empatico e coraggioso. Massimiliano Bellarte, allenatore di calcio a 5, afferma “Una squadra è il riflesso del proprio allenatore: se lui l’allenerà amandola da impazzire, questa impazzirà per lui.”. Se chiedo onestà ai miei piccoli giocatori devo essere io il primo a trasmetterla con le mie parole e gesti; se chiedo correttezza devo essere io il primo a mostrare un comportamento coerente (in termini di criteri di scelta, prese di decisioni, etc.) nel corso del tempo; se pretendo attenzione ai sentimenti altrui in squadra, devo essere io allenatore per primo ad agire seguendo l’arte dell’empatia; se voglio che i miei piccoli giocatori mi seguano e mi diano fiducia, devo mostrarmi caparbio e coraggioso nelle scelte e negli atteggiamenti e devo essere io il primo a dar loro fiducia… è così che diventeranno “leoncini” da campo!
  2. La panchina non è il tugurio, anche se così è il vissuto di molti giovani giocatori. Esplorate insieme alla vostra squadra il senso della panchina, dedicate del tempo a questo e provate a trovare i significati positivi che essa può avere. Chi è in panchina ha il ruolo importantissimo di tifare e sostenere i compagni; chi gioca più spesso ha il compito di stimolare i compagni, al momento non ancora pronti per entrare in campo, a credere in loro stessi e a continuare ad impegnarsi per il miglioramento. Insomma come dice Materassi… chi non è in formazione è più importante di chi è in campo!
  3. Definire obiettivi. Condividere e discutere insieme alla propria squadra gli obiettivi di allenamento ma anche quelli di campionato, sia che si tratti di obiettivi di prestazione che obiettivi di risultato. In base all’età tale definizione può assumere toni più o meno ludici ma la cosa importante è che l’attenzione del tecnico sia sul processo, sull’esperienza, sul miglioramento, sui progressi e non soltanto sul mero e puro risultato.

Buon’avventura, caro allenatore!

Dott.ssa Maria Chiara Crippa

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