(fonte immagine: sportnews.bz)

 

Elena Fanchini aveva appena ottenuto il via libera dai medici per il ritorno alle gare

A Gennaio la campionessa aveva ricevuto la nera notizia di un tumore e aveva reagito con grande tenacia e completamente a modo suo: «Lo batterò, e tornerò in pista». Il suo rientro ufficiale nelle gare veloci di sua competenza, discesa libera e super-G, era previsto per Gennaio, ma la 33enne di Brescia, vincitrice dell’argento ai Mondiali di Bormio del 2005 e di due gare in Coppa del mondo, cade e si infortuna. Punta nel morale dall’improvvisa caduta che le ha procurato la rottura di un dito, contusioni al volto e la rottura della testa del perone e della tibia, Elena in un video ha annunciato in lacrime il dolore per la caduta e l’inevitabile sconforto. Sono bastati pochi minuti in cui, con le lacrime, ha fatto capire ai suoi followers e fans che l’incidente sarà difficile da superare, soprattutto a livello morale. Su Instagram, con le sue lacrime ha annunciato l’addio alle competizioni.

Per il controllo dello stato di salute dei legamenti, la sciatrice deve attendere i risultati degli esami ai quali si è sottoposta a Brescia lunedì, dopo il rientro dagli Stati Uniti. Elena, con la caparbietà che la contraddistingue, aveva puntualizzato: «Lo sfogo sulla mia pagina Instagram è dovuto solamente a un momento di sconforto, arrivato in un altro periodo sfortunato della mia vita sportiva. Ora il mio unico pensiero è esclusivamente quello di eseguire gli accertamenti clinici programmati al mio rientro in Italia e programmare al meglio la mia completa guarigione. Solo quando avrò superato anche questo infortunio deciderò quale sarà il mio futuro».

Elena aveva affidato ad Instagram quello che sembrava a tutti gli effetti un messaggio d’addio alle piste e ai suoi tifosi, raccontando la sua disavventura. «La caduta è stata molto brutta e non ho buone notizie, ho riportato la frattura della testa del perone e una lieve frattura del piatto tibiale della gamba sinistra e anche al pollice della mano sinistra, domenica rientrerò in Italia e lunedì sarò a Brescia per ulteriori esami, farò una risonanza per controllare i legamenti del ginocchio sinistro. E’ stata una grande batosta – ha detto in lacrime l’azzurra – perché ci ho creduto tantissimo, sono contenta di essere tornata per questi cinque giorni. Il peggio è passato comunque, sono riuscita a superare la malattia, anche per soli 5 giorni ho sciato, ho raggiunto il mio obiettivo che era quello di guarire, grazie a questo sport e alla passione ci sono riuscita».

Cosa scatta nella mente di un infortunato quando ha il via libera per ricominciare?

Sono qui. Non vado da nessuna parte. Non importa quale sia l’infortunio – a meno che non sia completamente debilitante – io sarò lo stesso giocatore che sono sempre stato. Lo supererò. Farò alcuni aggiustamenti, alcuni cambiamenti, ma tornerò. (Kobe Bryant)

Gli atleti professionisti impiegano ore e ore ad allenarsi e a gareggiare. Nonostante questo, o proprio per questo, corrono anche il rischio di infortunarsi molto più di chi si allena saltuariamente.

Un infortunio non debilita solo l’aspetto fisico degli atleti, ma anche, e soprattutto, quello psicologico. A seguito degli infortuni aumenta il livello di stress, la paura di farsi nuovamente male e la sensazione di essere abbandonati, quella che probabilmente ha spinto Elena ad affidare le sue sensazioni al mondo dei social. Solitamente, il grado di impatto negativo dovuto all’infortunio dipende dal tempo che un atleta dedica allo sport. Chi compete ad alto livello può soffrire di maggiori disturbi psicologici legati all’infortunio rispetto a chi gioca a livello amatoriale. È importante che durante il periodo di riabilitazione, gli atleti possano beneficiare del supporto delle persone a loro vicine e dell’intervento di uno psicologo che si occupi della prevenzione e del suo recupero dal punto di vista mentale e in particolare della gestione del dolore e della paura di tornare sul campo, in pista, in acqua, ovunque.

Durante il periodo di recupero la componente che fa la differenza è la determinazione. Bisogna avere  impresso nella testa qual è l’obiettivo. Un atleta che si infortuna non vede l’ora di poter tornare in campo, disputare una gara ufficiale e vivere tutte le emozioni che questa comporta. Ogni giorno quindi si cerca di trovare delle motivazioni sempre più forti per affrontare nel migliore dei modi il periodo di stop.

Momenti e pensieri negativi: cosa è meglio pensare?

Ci sono diversi momenti negativi sia durante il periodo della riabilitazione sia dopo il rientro in gara. Durante la riabilitazione di certo l’atleta, fra alti e bassi, penserà di non riuscire a tornare in campo, alcuni giorni le parti del corpo lese fanno più male, ma in fin dei conti non sappiamo quanto questo male derivi dall’infortunio e quanto dalla nostra testa che cerca di evitare di affrontare la paura. Elena Fanchini ha sicuramente pensato di rinunciare, di mollare lo sci, di cambiare priorità nella sua vita, ma questo pensiero è evidentemente e fortunatamente durato poco, tutte le cogitazioni negative vengono sovrastate dalla voglia di tornare. Credo che, anche se con fatica, Elena troverà in questo periodo difficilissimo uno spiraglio di positività. Imparerà ancora di più a conoscere se stessa, riscoprirà quella forza che l’ha spinta ad affrontare il tumore con la consapevolezza che quando voleva ottenere qualcosa è stato molto difficile ostacolarla.

Il supporto di uno psicologo dello sport può essere utile nel recupero e dopo un infortunio?

Assolutamente sì. Credo che il ruolo dello psicologo dello sport sia fondamentale per un giocatore o una giocatrice. Sono convinta che la nostra mente abbia un ruolo decisivo nelle nostre azioni, nelle nostre decisioni e nelle nostre prestazioni. L’aspetto psicologico è spesso e volentieri più importante di quello fisico. Se noi siamo convinti di poter raggiungere il nostro obbiettivo, magari sarà difficile, ma ci arriveremo; se, di contro, non siamo convinti di poterlo raggiungere non ci arriveremo mai. Ogni atleta, principalmente quello professionista, dovrebbe avere al suo fianco questa figura e credo che uno psicologo dello sport possa permettere a molti giocatori di fare il salto di qualità e aiutarli ad affrontare e gestire i momenti di difficoltà, ansia e stress.

Un ruolo fondamentale è svolto quindi da chi segue l’atleta, gli input positivi devono superare la paura costante, la forza di volontà deve essere il motore trainante di chi si è fatto male.

Questa è la grande differenza tra chi decide di ricominciare e chi invece si arrende.

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