Emozioni: ostacolo o risorsa?

A volte, quando stiamo per affrontare una gara importante, capita che i nostri livelli di ansia aumentino: ci sentiamo preoccupati, agitati, nervosi. In questi casi le emozioni possono essere percepite come qualcosa di fastidioso ed ostacolante, mentre in altri possono addirittura stimolarci, spingerci a dare il meglio, a concentrarci.

Ma allora le emozioni sono qualcosa di negativo che sarebbe meglio non provare o qualcosa di positivo?

Riuscireste ad immaginare la vostra vita senza emozioni?

Le emozioni non sono un fenomeno astratto, hanno diretto impatto sulle nostre vite: esse sono corpo, sono parte di noi e, in quanto tali, ci rappresentano. Come percepiamo dolore a seguito di una ferita, potendo così adoperarci per curarla, ugualmente le nostre emozioni ci dicono qualcosa di noi stessi o dell’ambiente in cui ci troviamo in quel momento, predisponendoci a reagire.

Le emozioni sono pertanto un mediatore tra l’organismo e l’ambiente fisico e sociale, volte a garantire la nostra sopravvivenza ed il nostro benessere.

Per esempio, la paura è un’emozione primordiale: ci serve per attivare immediatamente il nostro organismo, così da fronteggiare o evitare un qualunque stimolo esterno o interno che sia stato percepito come potenzialmente negativo.

Le emozioni regolano il nostro comportamento, le relazioni con gli altri e ci consentono di valutare l’ambiente per poter reagire di conseguenza. Le emozioni sono sempre legate ad un oggetto o ad un evento e, soprattutto, sono temporanee, diversamente da altri costrutti psicologici, come ad esempio l’umore.

Non potremmo né vivere né sopravvivere senza emozioni: infatti, alla nascita siamo già dotati di un corredo emotivo “di base”: la paura, la rabbia, la gioia, la tristezza, il disgusto e la sorpresa. In seguito, durante la nostra crescita, si sviluppano competenze emotive più complesse: le emozioni di base si combinano tra loro, facendoci provare solo verso gli 8-9 anni delle sensazioni mentali e corporee del tutto nuove, come la vergogna o la colpa.

Sono dunque molte le sfumature di emozioni che possiamo provare. L’immagine seguente raffigura un prototipo della GEW (Geneva Emotion Wheel; Scherer, 2005), ossia una rappresentazione di 16 emozioni -positive e negative- riportate su una ruota ed organizzate su più livelli di intensità: i pallini più piccoli indicano una minore intensità, viceversa i più grandi.

A partire da tutte le nozioni che sono state presentate in questo post, possiamo provare a dare una risposta al titolo. Innanzitutto, abbiamo detto che le emozioni hanno una duplice valenza, positiva e negativa. Pertanto, da un lato, il loro ruolo è essenziale per affrontare ogni situazione, dall’altro possono rivelarsi qualcosa di ostacolante, tale da impedirci di fronteggiare anche gli eventi quotidiani più semplici.

Bänziger et al. (2005); Tran (2004); Scherer (2005)

Come leggeremo nei post successivi, le emozioni sono un processo controllabile: ciò significa che possiamo apprendere delle modalità per gestirle, garantendoci un adattamento funzionale alla vita di tutti i giorni. Per far ciò, è importante imparare a conoscere se stessi e riflettere su ciò che si sente e si percepisce: in questo senso, è bene che ognuno di noi sia consapevole di avere un ruolo attivo, non passivo, nelle varie situazioni. Detto in altre parole, ciò significa che abbiamo il potere di intervenire nel processo emotivo: possiamo imparare a rivalutare ogni oggetto o evento, trovando così il lato positivo in un potenziale ostacolo, oppure possiamo apprendere come gestire al meglio noi stessi e le nostre reazioni.

Siamo noi ad avere il potere di rendere un’emozione un ostacolo o una risorsa!

 Alessia Castelli e Silvia Bosio
Per saperne di più su di loro: http://psiconsulenze.docmind.org/

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