Il dibattito che apro in questo momento è destinato a restare senza risposta, chi è il più grande giocatore di tutti i tempi? Forse quello che ha vinto di più? Che ha mostrato il bel calcio a livello mondiale o che ha fatto sognare i tifosi?

Passando i grandi in rassegna, parlo di chi potrebbe rivestire, a mio parere, questo titolo:

Cruijff, fuoriclasse senza tempo, farebbe senza dubbio la differenza anche oggi. Ha lasciato il timbro di uno stile di gioco, di un movimento rivoluzionario. L’icona del calcio degli Orange olandesi, il terremoto che ha sconvolto questo sport negli anni ’70. Il numero 14, l’attaccante che diventava ala o trequartista a seconda della necessità della squadra, emblema di intercambiabilità senza sacrificio di rendimento. Risultati? 425 goal in 752 partite, 3 Palloni d’Oro, 17 titoli nazionali, 6 internazionali (3 Coppe dei Campioni). Da qualcuno chiamato Profeta del gol, nome che ispirò anche un film-documentario diretto da Sandro Ciotti o Il Pelé bianco: se Messi è il nuovo Maradona, più teorici pensano che in futuro non ci sarà un nuovo Cruijff.

Maradona, noto come El pibe de oro (il ragazzo d’oro), è considerato, giustamente, uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, e da molti, il migliore in assoluto. Diego si mise in discussione a soli 21 anni accettando la sfida del Barcellona per poi affinare la sua arte a Napoli. Con lui e grazie a lui i partenopei furono primi in Italia e ai vertici del calcio europeo. In una carriera da professionista, ha militato nell’Argentinos Jrs, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell’s Old Boys. Con la Nazionale argentina ha partecipato a quattro edizioni dei Mondiali. Condivide con Pelé il premio ufficiale FIFA come Miglior giocatore del XX secolo, e nel 1993 è stato insignito del titolo di miglior calciatore argentino di sempre da AFA. Nel 2002 è stato inserito nella FIFA World Cup Dream Team, selezione formata dai migliori 11 della storia dei Mondiali, con il maggior numero di voti. Nel 2004 è stato inserito da Pelé nel FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi, stilata in occasione del centenario della federazione. Inoltre premiato nel 2012 come miglior calciatore del secolo ai Globe Soccer Awards. Nel 2014 entra a far parte della Hall of Fame del calcio italiano tra i giocatori stranieri.

Per Di Stefano basterebbero i numeri: vincitore della coppa America a 21 anni con la nazionale argentina, 8 volte campione di Spagna col Real, 5 coppe dei Campioni consecutive conquistate con i merengues e segnando in tutte le finali, 2 volte premiato col Pallone d’oro. Alfredo Di Stefano, la saete rubia (la freccia bionda) aiutava la difesa, costruiva le azioni e impostava le geometrie; andava in goal con lucida determinazione e letale precisione. Era il vero leader del Real Madrid: per classe, cinismo quanto basta e carisma. Campione a tutto campo, in un calcio fatto soprattutto di giocatori poco inclini e in parte incapaci di uscire dai confini imposti dal ruolo, Di Stefano ha avuto la sfortuna, se così si può chiamare, di essere grandissimo quando la TV era ancora troppo piccola per celebrarne in maniera adeguata l’inarrivabile talento. Pelé nel 2004 lo ha inserito nella lista dei FIFA 100. L’AFS (Association of Football Statisticians), classificando i 100 più grandi calciatori di sempre, lo ha incluso al XXII posto e la rivista World Soccer lo ha inserito al XIII tra i calciatori più forti del XX secolo. Ha perso il primato di miglior marcatore nella storia del Clásico per opera di Lionel Messi. Con 18 realizzazioni rimane il madridista ad aver segnato più gol ai rivali blaugrana.

Platini: regista, fantasista, implacabile bomber. «L’abbiamo preso per un tozzo di pane, lui ci ha messo sopra il foie gras», le parole dell’Avvocato sono la miglior didascalia della carriera del giocatore. Decisivo nei momenti importanti, divertiva in campo, senza mai cercare la giocata fine a se stessa. Nel suo calcio c’era la perfezione, l’eleganza e la naturalezza. Ha smesso a 32 anni di giocare, dopo aver conquistato numerosi trofei (un campionato francese, due campionati italiani e quasi tutte le competizioni confederali all’epoca vigenti), divenendo cannoniere della Serie A ininterrottamente dal 1983 al 1985; ha lasciato dopo un’annata stanca e senza trofei al termine di un anonimo Juventus vs Brescia. Pioveva, il cielo era livido, e non poteva andare diversamente: il migliore aveva detto basta.

Pelé, il più grande di sempre, non a caso O Rey. Pelé, pseudonimo con cui è universalmente noto Edson Arantes do Nascimento, è stato e rimane la prima meraviglia del calcio moderno: «se il Gioco del Calcio non si chiamasse così lo dovremmo chiamare Pelé». Tre Mondiali col Brasile, 1281 goal nella sua carriera, ecco una sintesi sublime in termini numerici delle dieci virtù del campione: acrobazia, assist, carisma, colpo di testa, dribbling, finte, palleggio, tiro, velocità, visione di gioco. È il Calciatore del Secolo per la FIFA, per il Comitato Olimpico Internazionale e per l’International Federation of Football History & Statistics (IFFHS), Pallone d’oro FIFA del secolo, votato anche dai precedenti vincitori del titolo. Successivamente ha ricevuto, unico calciatore al mondo, il Pallone d’oro FIFA onorario.

Marcel van Basten, detto Marco: 303 gol in carriera (277 con le squadre di club, 24 con la Nazionale olandese e 2 con la Nazionale Under-20), conclusasi prematuramente a soli 28 anni per via di alcuni infortuni, anche se ufficialmente l’annuncio fu dato nel 1995 a 30 anni. Icona dell’Ajax e del Milan, in maglia rossonera ha fatto parte del trio assieme ai connazionali Ruud Gullit e Frank Rijkaard. Campione d’Europa con i Paesi Bassi nel 1988, van Basten è tra i calciatori che ha vinto più Palloni d’oro assegnati da France Football: tre precisamente nel 1988, 1989 e 1992. Fu eletto FIFA World Player nel 1992 e occupa la IX posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata da World Soccer e la XII posizione nell’omonima classifica stilata dall’IFFHS. È stato uno dei primi a segnare una quaterna in una sola partita di Champions League.

Lionel Andrés Messi Cuccittini, detto Leo: centrocampista o attaccante del Barcellona e della sua nazionale con cui è stato vice-campione del mondo nel 2014 e del Sud America negli anni 2007, 2015 e 2016. Spesso la pulce, così viene chiamato Leo, viene confrontata con Diego Armando Maradona, suo connazionale. Nel corso della sua carriera, ha vinto 8 campionati spagnoli, 5 Coppe di Spagna, 7 Supercoppe spagnole, 4 Champions League, 3 Supercoppe UEFA e 3 Mondiali per club. Grazie ai trenta titoli conquistati, è il calciatore più decorato della storia del Barcellona, insieme ad Andrés Iniesta. Anche a livello individuale ha vinto svariati titoli: capocannoniere e Pallone d’oro al Mondiale Under-20 2005, miglior marcatore del campionato spagnolo, della Coppa del Re, della Champions League e del Mondiale per club. Con 58 reti realizzate, è il miglior marcatore della storia della Nazionale argentina, con cui ha ottenuto la vittoria del Mondiale Under-20 2005 e quella nell’Olimpiade di Pechino 2008.

A tutta questa rassegna potremmo, forse dovremmo, aggiungere CR7, Ronaldinho, Ibrahimovic, Ronaldo e perché no, anche Insigne… Ma sarebbe inutile continuare a citare nomi, relativi trofei e addentrarci in questioni tecniche. Ognuna di queste figure ha il vanto di aver dato qualcosa in più al calcio, una caratteristica speciale. Quando nascerà un giocatore con le doti, qualità e numero di successi pari a quelli di tutti i calciatori citati, allora forse avremo il nome del calciatore più forte di tutti i tempi. 

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