Essere genitori nello sport: il codice comportamentale di MenteSport

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Innanzitutto, bisogna sottolineare come il principale compito di un genitore nei confronti del proprio figlio sportivo sia quello di far comprendere come lo sport sia prima di tutto divertimento e condivisione, accantonando tutte quelle pressioni, aspettative, gelosie o antipatie che spesso sfociano in distress (il lato “cattivo” dello stress, ne parleremo più approfonditamente nei prossimi articoli). Inoltre, in alcuni casi, può capitare che inconsapevolmente i genitori abbiano la tendenza a realizzarsi attraverso i propri figli, proiettando su di loro le ambizioni sportive che non sono riusciti a soddisfare da giovani. Questo atteggiamento, perlopiù inconsapevole, rischia di rendere ciechi ai segnali dei propri figli, quali il desiderio di abbandonare, di cambiare sport, di approcciarlo in maniera differente o, più semplicemente, di prendere tale impegno soprattutto come un divertimento.

Proprio per questi motivi (e per molti altri che verranno trattati in articoli futuri) molte società sportive hanno stilato veri e propri codici etici dei genitori. Di seguito, vi riportiamo il codice comportamentale dei genitori di MenteSport, risultato finale di un progetto che ha coinvolto per più di un mese molti genitori di una società sportiva lombarda.

1. Lasciare giocare i giovani atleti, ricordarsi sempre che è la loro gara, non la propria (è anche un modo di educare all’autonomia).

2. Apprezzare principalmente gli sforzi e le prestazioni, non i risultati.

3. Educare al rispetto per l’allenatore. Non interferire con le sue decisioni dell’allenatore e non criticarle, soprattutto davanti ai propri figli, in modo tale che a loro arrivino sempre segnali coerenti dagli adulti di riferimento.

4. Insegnare lo spirito di squadra. I compagni di squadra vanno sostenuti ed incoraggiati sempre.

5. Mostrarsi forte ai loro occhi. Siete sempre e comunque il loro più grande punto di riferimento, se vivete bene le gare, loro avranno più possibilità di viverle meglio.

6. Non minimizzare, anche se ai vostri occhi può avere poca importanza, per i vostri figli quel determinato evento ora è centrale nella propria vita.

7. Lasciare che dopo una delusione si sfoghino, non c’è niente di male in un sano pianto liberatorio.

8. Rispettare le decisioni dei giudici e insegnare a fare lo stesso.

9. Rispettare gli avversari, una sana competizione è fondamentale nella vita e senza avversari non ci potrebbe essere competizione.

10. Utilizzare un linguaggio adeguato.

11. Insegnare il rispetto degli impegni presi, a partire dal rispetto degli orari prestabiliti.

12. Non sostituirsi all’allenatore. Altrimenti, il rischio è quello di fornire indicazioni diverse da quelle dell’allenatore, con il risultato di aver solamente confuso i propri figli.

13. Non muovere immediatamente critiche ed evitare assolutamente di inveire pubblicamente contro l’allenatore: spesso le sue scelte derivano da motivazioni di cui semplicemente non siete a conoscenza e, inoltre, una critica pubblica rischierebbe di far perdere completamente la fiducia dei vostri figli in lui.

14. Bisogna essere obiettivi nel giudizio riguardo alla prestazione dei propri figli e degli avversari, così che anche loro lo possano essere. Inoltre è sempre meglio evitare paragoni eccessivi.

15. Evitare i rimproveri a fine gara. Dimostratevi invece interessati a come vivono i vari momenti della gara ed eventualmente aiutateli a comprendere quali sono le cause oggettive e reali del fallimento.

16. Aiutare a porsi obiettivi realistici ed aspettative adeguate alle proprie possibilità.

17. Aiutare la società sportiva a crescere. Prima di criticare il suo operato cercate di capire chiedendo direttamente spiegazioni ai dirigenti responsabili di eventuali scelte ritenute ingiuste.

18. Applaudire sempre tutti gli atleti di tutte le società.

19. Congratularsi con tutti, sia con i vincitori che con i vinti.

20. Far sentire la propria presenza nei momenti di difficoltà, evidenziando gli aspetti positivi.

21. Avere un atteggiamento positivo ed equilibrato in rapporto al risultato, saper perdere è molto più difficile ed importante che saper vincere. Nello sport, come nella vita, non ci sono solo vittorie e dopo una caduta bisogna sempre sapersi rialzare.

22. Incitare sempre all’impegno e alla costanza, facendo capire che in futuro premierà.

23. Cercare di non entrare mai in campo/pista o nello spogliatoio. Quello è un loro luogo, attraverso il quale possono sviluppare autonomia e senso di responsabilità

24. Cercare di ascoltare i segnali dei propri figli, capendo se sono realmente felici in quello che fanno.

In quanto genitori, siete il primo modello di riferimento per i vostri figli e soprattutto attraverso il vostro esempio loro potranno approcciare la propria passione con la necessaria dose di ansia, senza venirne schiacciati.

IL PRIMO PASSO PER FAR VIVERE BENE LO SPORT AI VOSTRI FIGLI È CHE  SIATE VOI I PRIMI A VIVERLO SERENAMENTE

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