Riflessioni psicologiche Euro2016: gli Azzurri, Pellè, Zaza

Come nostra tradizione, eccoci a rileggere in chiave psicologica alcuni eventi sportivi. Oggi parleremo del finale degli Europei per la nostra Nazionale soffermandoci su alcuni accadimenti particolarmente significativi.

1- Coesione e profondo senso di squadra.

Da anni non si vedeva una nazionale così unita, in campo non c’erano 11 giocatori ma c’era una squadra, un’unica entità in cui è valsa la legge del “il tutto è più della semplice somma delle parti“. Grazie a un leader carismatico ed emotivo come Antonio Conte, le potenzialità individuali si sono moltiplicate, l’interdipendenza tra i membri si è consolidata, le forti emozioni condivise e canalizzate verso un fine comune hanno portato questi ragazzi a fare cose al di sopra  delle loro capacità o delle loro attese. Quella squadra che è scesa in campo non si esauriva negli 11 con le scarpette ai piedi ma, come ha sottolineato Chiellini, “Eravamo 23 in campo, ma in realtà 60 milioni: eravamo e possiamo essere una cosa sola! Quella stessa Nazione si è rivista in noi.” Tutti gli Italiani erano in campo. Questa Nazionale ha saputo riportare lo spirito di un’intera Nazione in un calcio pulito ed emozionante. Ecco, le emozioni sono stato il cardine di questa Nazionale e di ciò che è stata in grado di costruire.

2. Pellè e la sua gestualità

I gesti di Pellè non sono passati inosservati, anzi. Il popolo del web ha avuto pane per i propri denti. C’è chi ha polemizzato per tanta ironia, a noi interessa parzialmente, vogliamo andare oltre e interrogarci su cosa sta dietro a quell’atteggiamento all’apparenza provocatorio e sbruffone. Gesti di sfida quelli fatti da Pellè, gesti per impaurire e comunicare la propria forza e sicurezza. Ma se si è davvero sicuri, convinti, con il controllo della situazione, è necessario comunicarlo? Che quei gesti nascondino una tensione, agitazione e nervi  fior di pelle che una situazione del genere avrebbe giustamente richiamato e che Pellè forse non è ancora in grado di gestire? Forse è probabile, non abbiamo la risposta corretta, ma una cosa è psicologicamente certa: comunicare la propria apparente superiorità è spesso un modo per acquisire forza e fiducia colmando insicurezze nascoste. Pellè probabilmente ha dovuto fare i conti con la paura di vincere e lei ha avuto la meglio.Neuer alla fine mi ha detto che sono un grande giocatore: lui, Müller e gli altri mi hanno fatto i complimenti. Se avessi segnato mi avrebbero detto che ero un fenomeno e invece è andata male.” Forse Pellè, sull’onda delle emozioni, ha dimenticato il NOI-la squadra- e ha messo davanti l’IO, del resto se avesse segnato sarebbe diventato “quello che ha sbeffeggiato Neuer”, ma la storia ha avuto un altro fine e dalla storia si impara sempre qualcosa…

3- Zaza, i suoi passi e le aspettative

A pochi minuti dalla fine del secondo supplementare, Conte decide di mettere in campo Zaza. Lo scopo è evidente: mettere nella rosa un giocatore fresco che avrebbe tirato un rigore. A Zaza questo era chiaro. Di fronte al dischetto, la palla esce. Tensione, emozioni, paure, passi e balletto pre tocco…possiamo trovare tutte le scuse o cause che vogliamo ma noi ci chiediamo: era davvero il giocatore adeguato da mettere in campo con quell’obiettivo il cui raggiungimento prevede una freddezza e controllo emotivo altissimo? Il suo errore ha fatto ridere e sorridere in molti, balletti di scherno non mancano oggi nei social, e se quella sequenza di passi fosse un rituale? Del resto, in un intervista su Gazzetta, dice “ho tirato sempre così…“. Forse quel rigore sbagliato è stato condito di ridicolo solo in funzione di un rituale particolare, personale e in quel momento tranquillizzante per lui. Del resto anche Bonucci ha sbagliato, tirando un “normale” rigore…

Ment&Sport

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