Il fair play finanziario si propone di migliorare le condizioni finanziarie generali del calcio europeo. È stato approvato nel 2010 ed ha avuto inizio nel 2011. Da allora, le squadre che si qualificano per le competizioni UEFA devono dimostrare di non avere debiti insoluti verso altri club, calciatori e autorità sociali e fiscali per l’intera durata della stagione. In altre parole, devono dimostrare di aver saldato i conti. Dal 2013, i club hanno l’obbligo di rispettare requisiti di break-even, che richiedono alle squadre di bilanciare le spese con i ricavi e ridimensionare i debiti. L’Organo di Controllo Finanziario del Club (CFCB) analizza ogni anno tre bilanci annuali, per tutti i club nelle competizioni UEFA. Le prime sanzioni per le squadre risultate non in regola con i requisiti di break-even sono giunte dopo il primo controllo, avvenuto nel maggio 2014 e le condizioni sono diventate effettive dalla stagione 2014/15. Dal giugno 2015, la UEFA ha aggiornato i suoi regolamenti al fine di rivolgersi a circostanze specifiche che includono l’incoraggiamento a investimenti più sostenibili mentre si mantiene il controllo delle eccessive spese. Le situazioni analizzate includono anche quelle squadre che richiedono una ristrutturazione d’impresa, club che subiscono shock economici e che operano con problemi strutturali nella loro regione di appartenenza. Per la prima volta, il lavoro della CFCB viene potenzialmente allargato per poter includere club che non si sono qualificati per competizioni UEFA, ma che anticipano e dichiarano di volervi partecipare nel futuro. I club hanno la possibilità di spendere fino a 5 milioni in più di quanto guadagnano in ciascun periodo di valutazione, tre anni. Tuttavia, possono superare questa soglia entro un certo limite, qualora il debito venga coperto totalmente da un pagamento diretto da parte del proprietario o proprietari del club o di una parte correlata. Questo impedisce la formazione di un debito non sostenibile.

I limiti sono: 45 milioni per le stagioni 2013/14 e 2014/15 e 30 milioni per le stagioni 2015/16, 2016/17 e 2017/18. Per promuovere gli investimenti negli stadi, nelle infrastrutture per gli allenamenti e nel settore giovanile e femminile, tutti questi costi sono esclusi dal calcolo dei bilanci. Se un club non rispetta le regole, sarà l’Organo di Controllo Finanziario dei Club a stabilire le sanzioni da applicare e le successive misure. Una violazione delle regole non significa l’esclusione automatica. A seconda di diversi fattori, ogni club incorre in diversi provvedimenti, tra questi, si parte da un avvertimento, richiamo seguito da una multa, decurtazione di punti e trattenuta degli introiti ricavati da una competizione UEFA. Si può giungere infine a sanzioni più gravi quali il divieto di iscrizione di nuovi giocatori alle competizioni UEFA e la limitazione del numero di giocatori che una squadra può iscrivere, compreso un limite finanziario per i giocatori registrati nella lista A. Inoltre, la CFCB ha deciso, in molti casi, che gli obiettivi del FPF possono essere raggiunti con un approccio riabilitativo piuttosto che punitivo. Se il proprietario di un club immette liquidità nelle casse, scegliendo come sponsor un’azienda a cui è unito, gli organi competenti UEFA indagheranno e, se necessario, adegueranno i risultati della valutazione di bilancio in base alle entrate, scegliendo un livello adeguato a seconda dei prezzi di mercato. Ogni club che si qualifica per la UEFA Champions League o la UEFA Europa League ha bisogno di una licenza, che viene concessa dalle rispettive federazioni e ciò è stabilito dalle regole sulle licenze dei club e sul fair play finanziario. In secondo luogo, la UEFA verifica i documenti e le cifre di tutti i club che si sono iscritti a una delle competizioni.

Un certo livello di debiti fa parte di ogni normale approccio finanziario. In ogni caso, la formazione di esso viene ristretta ai requisiti di break-even, che richiedono che il proprietario, con gli investitori, capitalizzi nuovamente e copra le perdite. Inoltre, nel futuro, qualsiasi investitore che vorrà concludere un accordo volontario con la CFCB dovrà impegnare capitali in anticipo. Finalmente, debiti di particolare importanza, come quelli con giocatori o staff, autorità sociali e tasse verranno monitorati dalla CFCB costantemente. Il sistema di licenze per club della UEFA è stato introdotto nella stagione 2003/04. Da allora, 53 club in 57 diversi momenti che si sono qualificati per meriti sportivi alla UEFA Champions League o alla UEFA Europa League non sono stati ammessi perché non hanno rispettato i criteri di assegnazione delle licenze o del fair play finanziario. Dal 2011, data di inserimento, sei diversi club non sono stati ammessi alle competizioni UEFA perché non hanno pagato gli stipendi dei calciatori o per i debiti verso altre squadre per i trasferimenti. La UEFA dialoga costantemente con la Commissione Europea a proposito di fair play finanziario e ha sempre ricevuto il suo appoggio. Inoltre, esiste una dichiarazione congiunta del presidente UEFA e del Commissario europeo per la concorrenza che ribadisce la coerenza tra le regole e gli obiettivi del fair play e quelli politici della Commissione europea.

Tra la ricchezza dei diversi club e paesi esistono differenze storiche e che prescindono dal fair play finanziario. L’obiettivo non è quello utopico di eguagliare tutti i club per dimensioni e ricchezza, ma incoraggiare i club a costruire il proprio successo, piuttosto che proseguire nella ricerca di soluzioni rapide. Le società calcistiche necessitano di un buon ambiente, dove gli investimenti sul futuro sono premiati e vi sia una maggiore credibilità sul lungo andare. Favorendo gli investimenti sui giovani e sugli stadi, e stabilendo deficit accettabili in termini precisi di euro e non in percentuali relative, la valutazione dei bilanci potrà avere una struttura meno restrittiva verso le piccole e medie società. Con il tempo, più club piccoli e medi avranno le potenzialità per crescere.

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