Fair play

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Immaginate il vostro sport.

Immaginate di giocare una partita o un gara decisiva per il campionato.

Ed ancora immaginate di essere sull’orlo della vittoria.

Vi basta poco per vincere. Così poco che ci riuscite. Esultate, festeggiate.

Poi ripensate a come avete guadagnato gli ultimi punti. E sapete di aver barato.

Quante volte ci capita di fare uno strappo alla regola per portarci a casa quello che vogliamo? Quante volte è successo che lo abbiano fatto a noi?

Stiamo parlando del gioco scorretto e del suo opposto, il Fair play.

Letteralmente Fair play significa gioco leale, ed è una colonna portante dello sport, senza la quale si perderebbero i suoi valori fondamentali.

Personalmente sono molto combattuto sul fair play, ritengo che sia importantissimo, che sia essenziale per lo sport e soprattutto per i giocatori, e non posso immaginarmi sport senza correttezza. Ma mi capita in campo di “barare” pur di vincere.

Sbaglio. Purtroppo ne sono consapevole, e sicuramente crescendo imparerò sempre più ad essere onesto. Ma il fair play non è per tutti. Ammettere di aver sbagliato, di aver commesso fallo, di essere stati scorretti volontariamente o no, è difficile. Specialmente a caldo nel vivo della gara. Alle volte ci si lascia prendere dalla situazione e si mente. Ancora più onesto sarebbe poi rimangiarsi le parole dette, ma se già è difficile all’inizio lo è ancora di più dopo aver aperto bocca. Ad esempio Miroslav Klose durante una partita (Lazio-Napoli) segnò di mano, poi dopo la reazione istintiva a freddo andò dall’arbitro per ammettere ciò che aveva fatto. La partita venne persa per 3-0. Questo è un grandissimo esempio di fair play. Immaginatevi nei panni sia di Klose, che in quelli di un avversario e anche in quelli di un compagno di squadra. Per il primo direi che un gesto così non può che arrivare da una enorme sportività, potreste essere amareggiati, ma allo stesso tempo soddisfatti e fieri. Nel caso dell’avversario, se il gol fosse stato assegnato saremmo stati furibondi, proprio perché le regole non sono state rispettate, perché vi è un senso di impotenza di fronte a ciò che non possiamo controllare, e questo ci fa diventare furiosi. Invece nel caso del gol annullato, saremmo sollevati e sorpresi di tale onestà. Cosa che magari ci aiuterà in futuro. Nell’ultimo caso è quello un po’ più difficile, perchè anche in questo caso non siamo decisori della situazione. Potremmo essere arrabbiati e magari scontenti, o magari infastiditi, ma d’accordo con quello che è successo.

Insomma le emozioni e i comportamenti derivanti dalle azioni di fair play sono tantissime, l’importante è in ogni caso, con o senza l’amaro in bocca fare, la cosa giusta per lo sport.

Immaginiamo lo sport come un ponte di legno che separa noi e un altro gruppo tra due dirupi.

Finchè lo sport è saldo e non gli viene tolto niente noi potremmo continuare ad interagire con l’altro gruppo e l’atra sponda. Quando si comincia a rubare qualche tavola di legno alla metà di ponte dell’altro gruppo lo sport comincia ad essere meno stabile, e se non ci fermiamo arriverà un giorno in cui lo sport non avrà più le basi, la sicurezza per far interagire due gruppi.

Un altro esempio di fair play che mi piace è quello di Jan Vertonghen. Fece un gol nel tentativo di restituire il pallone agli avversari. Alla ripresa del gioco la squadra si mise d’accordo per restituire il gol.

Ma c’è anche a chi non interessa il Fair play, preferendo la vittoria ad ogni costo della propria squadra. Non per proprie capacità, non per fortuna, ma barando. Come Luiz Adriano, che quando giocava nello Shakhtar Donetsk segnò approfittando di una palla restituita agli avversari.

E poi ancora abbiamo altri casi, come quando un giocatore si fa male, qui il fair play deve essere obbligatorio! Se non ci si ferma nemmeno quando si rischia di nuocere a qualcuno lo sport muore.

Come Paolo Di Canio che a porta vuota invece di segnare prese il pallone con le mani perché il portiere era a terra dolorante.

Abbiamo capito come il fair play sia fondamentale, ma alle volte può essere sbagliato?

Forse sbagliato non è la parola giusta, ma esagerato? O fuori luogo? Ad esempio nel 2009 il Rapid Bucarest contro l’Otelul Galati stava vincendo di 4-0, Costin Lazar fu steso in area di rigore, provocando il rigore, ma Lazar andò dall’arbitro a dirgli di non infierire tanto la partita era già sul 4 a 0. È giusto così? In questo caso io mi trovo contrario oltre ad essere quasi offensivo, lo trovo scorretto. se ricshio di farmi male è giusto che vi siano delle conseguenze, se no magari l’azione dopo ricapita e magri ci rimetto anche una caviglia. No non son d’accordo, anche sul 10 a 0 se un fallo c’è il fallo si batte, se un espulsione c’è il giocatore va fuori. Ogni azione pericolosa e scorretta merita una sanzione in ogni occasione.

Arriviamo ora a due casi che vi lascio un po’ per pensare e farvi un’idea vostra su questo argomento. Uno attuale e uno storico.

Il primo Valentino e marquez, la cosa valutata in entrambi i casi, per entrambi i corridori. (Leggete per farvi un’idea migliore).

Il secondo invece è  il gol di mano di Maradona ai danni dell’Inghilterra. Gol passato alla storia giustificato dallo stesso Maradona come “la mano di Dio”.

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